Warwick Rowers: quando lo Sport combatte l´omofobia

24 Ottobre 2016

Nicola Accordino

Quello dello Sport è un mondo difficile.

Richiede sacrificio, impegno, buona volontà, sofferenza, dedizione.

Un mondo a cui tanti fanno parte, sia che ci si alleni in una palestra o che si gareggi nelle Olimpiadi o ai Mondiali di Calcio.
Nell’Antica Grecia l’attività sportiva era generalmente riservata ai maschi, di rango aristocratico e fisicamente perfetti. Conseguentemente le Olimpiadi antiche prevedevano una partecipazione limitata ai cittadini greci liberi di sesso maschile. Le donne non potevano assistere alle gare e tanto meno parteciparvi. Gli atleti gareggiavano completamente nudi.
Il Movimento olimpico moderno, nato alla fine del XIX secolo, tra i suoi ideali annoverava il carattere ecumenico dello sport, considerato un’attività aperta a tutti. Ma nonostante ciò, è stato difficile per le donne riuscire a ritagliarsi il proprio posto nelle varie competizioni susseguitesi negli anni, fino ad arrivare ai giorni nostri, in cui le capacità agonistiche delle donne non sono più messe in discussione.omofobia
Ma purtroppo resistono ancora forti resistenze alla piena realizzazione del carattere ecumenico dello sport. Soprattutto per quanto riguarda l´accettazione della omosessualità, che viene ancora non solo nascosta da molti sportivi ma soprattutto, ridicolizzata e svilita dai comportamenti degli stessi atleti. Assistendo ad una partita di Calcio, Basket, Rugby o qualsiasi altro sport ritenuto massima espressione di “machismo e mascolinità”, non è difficile imbattersi tra gli stessi atleti, preparatori, allenatori o semplici spettatori in insulti come “brutta checca”, “sei una femminuccia” “frocio… ricchione… mezza sega… pervertito…” e via discorrendo.

Tutto questo viene accettato come prassi normale, ma molto spesso questo crea non solo pessimi effetti emulativi tra i fans, ma anche enormi disagi a quei molti sportivi omosessuali che nascondono il proprio modo di essere, vivendo una vita dimezzata.

E questo non solo in Italia ma trasversalmente in tutto il mondo dello sport. Encomiabile in questo senso l´iniziativa del CONI di inserire nel proprio statuto una chiara e ferma condanna delle discriminazioni in base all´orientamento sessuale, anche se ancora molto deve essere fatto in termini di formazione ed informazione degli operatori dello sport a qualsiasi livello e di qualsiasi disciplina.
In un ambiente cosí pesantemente ostile verso gli omosessuali e le lesbiche, brilla l´iniziativa dei Warwick Rowers, i canottieri dell’università inglese di Warwick, da anni impegnati nella realizzazione di un calendario omoerotico che possa finanziare le loro attività e la lotta al bullismo omofobico.

Ormai più famosi per i loro super sexy calendari, i Warwick Rowers sono però anche una vera realtà sportiva, che ha preso parte a tantissime gare di canottaggio di livello, comprese le Olimpiadi.

Ed è importante in un mondo cosí Macho come quello dello sport, che gli sportivi scendano in campo per aiutare a risolvere dei problemi che sono di tutti.

È illuminante però come siano discipline considerate a torto minori come il Canottaggio a voler superare questi preconcetti, mentre in sport più blasonati come il calcio poco si faccia per incentivare la normalizzazione di qualcosa che è una realtà presente da sempre non solo nello sport ma nella società contemporanea.

Per altre info sui Warwick Rowers http://www.warwickrowers.org/