Una goccia nel mare: dalla casa-famiglia alla famiglia

di Meri Lolini

Presentazione del libro edito da Harmakis – gennaio 2014

Questo è il racconto vero della nostra famiglia. Ho esitato molto prima di avere il coraggio di rendere pubblica la nostra storia familiare. Emotivamente mettere su carta le nostre emozioni più profonde, è come scuotere il nostro animo dalla polvere della vita, che con il trascorrere del tempo sedimenta gli avvenimenti e li archivia, sia nel nostro cuore che nella nostra mente.

Poi c’è un momento della nostra vita, che diventa necessario fare un bilancio e questa necessità può emergere in un momento di cambiamento o di realizzazione di un obiettivo.

E’ sconvolgente ripescare nei meandri della nostra vita le emozioni, che ci hanno guidato nelle scelte quotidiane che abbiamo fatto per noi e per i nostri cari. Nello scrivere questo libro, ho avuto molto spesso la sensazione di avere le vertigini, quando scrutavo le interiorità emotive e talvolta arrivavo a commuovermi. Allora c’è da domandarsi il perché della necessità di mettere insieme il passato , se questo ti sconvolge così tanto emotivamente? La motivazione che mi ha mosso, per raccontare la mia storia familiare è promuovere l’accoglienza dei minori in difficoltà nelle famiglie sia con l’istituto dell’affido familiare che con l’adozione. Questo è un gesto importante, che molte famiglie potrebbero fare, dando un’opportunità ad una creatura che sta vivendo in stato di disagio.

unagocciaQui il tema affrontato è quello dell’affido familiare. Correva l’anno 1993 e la mia famiglia era composta da me , mio marito e mio figlio, che al momento aveva dieci anni ed è in questo periodo che abbiamo iniziato la nostra esperienza di famiglia affidataria ,con grande entusiasmo  e senza mai manifestare alla ragazza sentimenti di compassione, che avrebbero generato situazioni squilibrate sia dal punto di vista degli affetti che della crescita. Abbiamo mantenuto costantemente un comportamento di reciprocità e di cammino insieme che ha portato ad ognuno di noi  e fra di noi un profondo legame di famiglia. Nel racconto descrivo le due maternità, quella di “pancia “ e quella di “cuore”, per poi addivenire alla concretezza, che i due figli per me sono uguali. Questa storia si riferisce a più di venti anni fa e vengono descritte tutte le difficoltà pratiche ed emotive, che abbiamo affrontato tutti noi per arrivare ad oggi con due figli di oltre trenta anni e che hanno avuto un percorso equilibrato sotto tutti i punti di vista. Oggi sia Matteo che Raluca vivono indipendentemente, lavorano ed hanno una loro famiglia. Raluca è diventata mamma di una splendida bambina ed io e mio marito siamo due nonni contentissimi.

Come si può evincere dal nome, Raluca è di origine romena ed arrivò in Italia con un’adozione illegale e fu di nuovo abbandonata, dopo qualche mese e collocata in una casa-famiglia dove noi la incontrammo. Ci sono state mille problematiche, ma la nostra genitorialità di “cuore” ha avuto la meglio e così la nostra famiglia in “espansione “ si è fatta forza per tutti noi, raggiungendo gli obiettivi, che ci eravamo prefissati per i nostri figli.

Lo svantaggio e il grande disagio che vive un minore in stato di abbandono non può essere risolto nel parcheggio della casa-famiglia. che lo tutela fino al compimento dei diciotto anni, se il minore viene collocato in una famiglia potrà contare su questi genitori di “cuore” come i figli di “pancia”,così quando sarà pronto potrà spiccare il volo e diventare indipendente  con tutte le tutele che la crescita di un minore richiede.

Accogliere in casa nostra un minore di qualsiasi provenienza porta a tutti noi una ricchezza infinita, ci fa sentire cittadini del mondo e quindi ci fa partecipi delle sofferenze vissute dall’umanità in quei paesi tutt’ora svantaggiati sotto ogni punto di vista.

Questo racconto si intitola “una goccia nel mare“ perché secondo me il contributo che una famiglia affidataria o adottiva è una goccia nel mare infinito della sofferenza e del disagio, che deve affrontare un minore abbandonato e tradito nell’amore più scontato. L’abbandono lo definisco come uno “scippo di amore “ a danno del fanciullo , che sarà molto difficile da risolvere nella sua esistenza. L’affido è un aiuto che la famiglia affidataria fa nei confronti del minore e della famiglia di origine, che cercherà di migliorare e risolvere alcune problematiche e condizioni precarie, che hanno portato all’allontanamento del figlio. In queste situazioni il minore viene affidato ai servizi sociali che provvedono a collocarlo o in una casa-famiglia o in una famiglia affidataria. I due collocamenti hanno costi e tempi diversi. Infatti il minore che rimane fino al compimento della maggiore età in una casa-famiglia può avere prolungato il tempo fino al ventesimo anno di età con costi molto importanti sostenuti dallo stato. Con l’affido familiare il minore viene cresciuto in una dimensione familiare, con tutto quello che questo semplice aggettivo significa , con costi irrisori e difficilmente tutto questo “amore” terminerà al compimento dei diciotto anni. Mi piace pensare che ogni bambino abbia la stessa partenza per la corsa della sua vita, poi saranno le sue capacità a fare la differenza per il raggiungimento di obiettivi differenti e comunque dignitosi e non con lo svantaggio dovuto alle condizioni di nascita.

Il libro è stato pubblicato dalla  casa editrice HARMAKIS  ed è uscito a fine gennaio 2014. Proprio per divulgare il messaggio dell’accoglienza e grazie a tante amici ho potuto organizzare alcune presentazioni  in giro per l’Italia . Dove ho incontrato molte organizzazioni che promuovono l’affido familiare e nell’incontro tenuto a Palermo ho conosciuto l’Associazione delle Famiglie Affidatarie di Palermo (A.F.A.P.) ed insieme abbiamo organizzato un evento su questo tema al Comune di Palermo.

Quindi vorrei concludere incoraggiando le persone ad aprire la porta del cuore e poi di conseguenza quella di casa a queste creature, spesso considerate “L’ALTRO” …comunque pensiamo che “L’ALTRO “ potremmo diventare noi e quale disperazione avremmo se nessuno ci allungasse la mano per aiutarci ?

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