Un rifacimento del “Milione” : “Le città invisibili” di Italo Calvino

3 Aprile 2017

di Daniela Bardelli

 

” Ne ” Le Città  invisibili ” rifaccio il ” Milione” di Marco Polo“, afferma Italo Calvino in una conversazione del 1980, ma le prospettive appaiono radicalmente mutate.
Sempre accennando al “Milione“, lo scrittore fa notare come, dopo la sua apparizione, le carte geografiche tendessero a rimpicciolire l’idea del mondo che prima, sconosciuto e misterioso, estendeva i suoi confini nell’ infinito.
Il progresso delle conoscenze geografiche era allora appena agli inizi e il “Milione” inaugurava quella letteratura dei viaggi che avrebbe ricevuto un impulso decisivo dalla scoperta dell’America ( 1492 ), aprendo un’ infinità  di prospettive nuove e impensabili alla conoscenza dell’uomo occidentale.
Le città  invisibili” appartengono invece a un periodo, quello attuale, in cui la terra non ha più segreti da rivelare ; alla stupita meraviglia di Polo subentra il senso di finitezza dell’uomo contemporaneo, privato della possibilità di reali nuove scoperte.
Calvino costruice così un’opera completamente diversa dal “Milione“, al quale si era ispirato, mantenendo comunque i due protagonisti: Kublai Kan e Marco Polo.

Il primo è sempre chiuso a palazzo insieme alle carte e alle mappe, che rappresentano il suo impero:
Il Gran Kan possiede un atlante i cui disegni figurano l’orbe terracqueo tutt’insieme e continente per continente, i confini dei regni più lontani, le rotte delle navi, i contorni delle coste, le mappe delle metropoli più illustri e dei porti più opulenti .. “.

L’altro, Marco Polo, invece percorre quell’impero durante le sue spedizioni visitando le città  che lo compongono e torna sempre dal Kan per raccontargli ciò che ha visto:
Non è detto che Kublai Kan creda a tutto quel che dice Marco Polo quando gli descrive le città visitate nelle sue ambascerie, ma certo l’imperatore dei Tartari continua ad ascoltare il giovane veneziano con più curiosità e attenzione che ogni altro suo messo o esploratore … “ .
I suoi dettagliati resoconti, ciascuno relativo a una diversa città, sono divisi per gruppi tematici e disposti secondo uno schema matematico che ricalca la struttura della sestina medievale, intervallati da brani in corsivo che riportano i dialoghi ipotetici fra i due interlocutori.

L’opera risulta così composta da diciotto dialoghi e cinquantacinque descrizioni di città: le città e la memoria; le città e il desiderio; le città e i segni; le città sottili; le città e gli occhi; le città e il nome; le città e i morti; le città e il cielo; le città continue; le città nascoste; le città e gli scambi, come Ersilia: ” A Ersilia, per stabilire i rapporti che reggono la vita della città, gli abitanti tendono dei fili tra gli spigoli delle case, bianchi o neri o grigi o bianco-e-neri a seconda se segnano relazioni di parentela, scambio, autorità, rappresentanza. Quando i fili sono tanti che non ci si può più passare in mezzo, gli abitanti vanno via: le case vengono smontate; restano solo i fili e i sostegni dei fili .. “.

Sono città completamente diverse una dall’ altra nelle quali reale e irreale, natura e artificio, esseri viventi e stranezze fantastiche, orrori e meraviglie si intrecciano, ma soprattutto che esistono in funzione del particolare rapporto che ciascuna ha con i caratteri invisibili, ma fondamentali, dell’esistenza umana: i desideri, i segni, gli scambi …

Solo attraverso le parole e i racconti si può rintracciare un senso, un possibile ordine, nella caotica molteplicità  del mondo contemporaneo che, come quel lontano impero, sembra essere passato di conquista in conquista per poi rivelarsi un mondo in sfacelo.

L’opera si conclude con una  conversazione tra il Kan e Polo che si  sforza di rivelare all’anziano sovrano il reale significato dell’esistenza umana nell’imminenza della morte :

” Il Gran Kan dice : – Tutto è inutile , se l’ ultimo approdo non può essere che la città  infernale .  E Polo : L’inferno dei viventi non è  qualcosa che sarà; se ce n’è uno, è quello che è già qui, l’ inferno che abitiamo tutti i giorni… Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l’inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso…cercare e saper riconoscere chi e che cosa , in mezzo all’inferno, non è  inferno, e farlo durare, e dargli spazio “.

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