Un libro nella calza della Befana

di Stefania Dibitonto

“la Befana vien di notte, con le scarpe tutte rotte…” chi non ha mai sentito questa nenia canticchiata dalla nonna o dalla mamma?

La tradizione vuole che i bambini mettessero le calze della mamma o della nonna per ricevere dolcetti e squisitezze da parte della “Befana”, ma anche cestini, panieri, ciotole e cappelli rovesciati… Tutto pur di ricevere un piccolo regalo.

Si narra che l’uso di mettere doni abbia valore propiziatorio e di rinnovamento per l’anno nuovo.

Con gli anni, specie nei centri commerciali, questa festa si è trasformata in una festa del consumismo con giocattoli e calze piene di dolci iper zuccherati (per la gioia dei dentisti) – dov’è finito il vero motivo de “la calza della Befana”?

Ebbene, quest’anno chiediamo ai nostri lettori di mettere nella calza qualcosa di diverso: un libro.

Un libro, sì, perché non esiste regalo migliore per rinnovarsi e dare nuova linfa alla propria vita. Specialmente se le letture sono di valore.

Come si definisce un libro di valore?

Non è facile. Il gusto è soggettivo e il tema è molto personale.

Un buon libro può essere una storia d’amore se il tuo cuore è triste, un bel thriller psicologico se hai voglia di scatenare la tua abilità da detective, un romanzo di narrativa tratto da una storia vera per non dimenticarti mai di quante e quali fortune hai a vivere la vita che vivi, un romando storico per tornare indietro nel tempo, un saggio se senti il desiderio di approfondire un tema, una biografia di un personaggio importante per sé o per il proprio lavoro…

Un buon libro si definisce dall’autore, dallo stato d’animo, dallo spessore e anche dal periodo storico in cui si vive.

Quante volte avete letto un libro solo perché “primo in classifica”?

Quante volte siete entrati in una libreria e vi siete sentiti persi perché non sapevate da dove cominciare a guardare?

Quante volte siete entrati in una biblioteca?

Siamo curiosi di ricevere i vostri feedback, perché il bello è conoscere e riconoscersi  con la consapevolezza che ci si può solo arricchire.

O no?