Tra suocera e nuora non metterci il dito, mettici un anello!

31 Marzo 2017

di Lucia Tremiti

Accorgersi da un ritratto conservato a Monte San Savino nel Palazzo Comunale che anche un nobile come il Granduca di Toscana Ferdinando III di Lorena portasse una fede chianina al dito indice è stato sorprendente.

Il gioiello dei poveri creato per le fasce più deboli era nato sul finire del 1700 e fino agli inizi del 1900 ad Arezzo da mani di abili artigiani che avevano ben chiara l’oreficeria etrusco-romana. La fede chianina era una vera nuziale popolare contadina che tutti potevano permettersi e si tramandava da suocera a nuora.

Questo anello, a volte anche vistoso, era generalmente a forma di fiore con otto petali ed uno centrale. Poteva avere anche motivi geometrici e riferimenti astrali come al sole rappresentato dalla pietra centrale e alla luna con le otto fasi lunari identificate dalle otto pietruzze incastunate in cerchio. In oro ramato, quindi leggero e di poca consistenza era ottenuto attraverso l’incisione a bulino, il cesello e l’incastonatura di vetri, perle o pietre di scarso valore ma che però offrivano una certa luminosità.

Molti di questi anelli sono andati perduti spesso gettati via perché considerati poco e legati alla fatica mezzadrile che si voleva dimenticare. Oggi  invece sono rivalutati e stimati come le immaginette sacre seppiate serie Eb considerate i santini dei poveri perché solo a loro venivano date.

Le fedi chianine possiamo ben definirle uno dei simboli della Valdichiana che insieme all’aglione, al cocomero nero, che piacque tanto a Mussolini, e ad altri prodotti fanno grande questa terra una volta paludosa e poco salubre, ma oggi fertile ed amena.