Storie di vita quotidiana

25 Ottobre 2016

Roberta Cane

Una ragazza isolata dal resto della classe che passa il suo tempo ad evitare gli scherzi, a volte crudeli, delle compagne. Si chiude in sé stessa, il malumore cresce ogni giorno di più e le emozioni si mescolano con le situazioni negative facendo sopraggiungere in lei un senso di inadeguatezza rispetto al resto del mondo.

Un bambino che assiste quotidianamente ai litigi dei suoi genitori: le urla, la mamma che rinfaccia qualcosa al papà e viceversa, il rumore della porta che sbatte e le lacrime che iniziano a scendere calde sulle guance. Lui stringe forte il suo peluche preferito al petto e se ne sta rintanato sotto al tavolo, quasi senza fiato.
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Una donna che passeggia in una strada buia ed isolata dal centro, non libera di poter tornare a casa sola. Le mani e il corpo di uno sconosciuto che la sovrastano fino a farle perdere il senso della realtà. “Non può essere vero, stavo solo tornando a casa”, l’ultimo pensiero prima di soccombere sotto le mani di un orco.

Menzogne, ricatti, privazione economica, attacchi verbali e limitazione della libertà: molto spesso davanti agli altri ci si mette su una maschera di apparente benessere per tranquillizzare il pensiero altrui. Ma la realtà tra le mura domestiche potrebbe rivelarsi totalmente opposta a ciò che si vuol far vedere. “Era una brava persona” è la frase che si sente dire più spesso quando si chiede a vicini e conoscenti di descrivere una persona accusata di un crimine.

Quante volte abbiamo sentito raccontare queste storie?

Quante volte ne abbiamo sentito parlare in televisione o letto sui giornali?
Situazioni diverse, storie di vita differenti, ma tutte accomunate da quel male chiamato “violenza”.

Prima di tutto si parla di violenza:
fisica, nel caso in cui, come dice la parola, vi siano dei maltrattamenti concreti sul corpo dell’altra personalità;
sessuale, quando vi è l’imposizione di paratiche non desiderate, telefonate oscene, battute a sfondo sessuale o contatti intenzionali con il corpo;
psicologica, molto spesso accompagna quella fisica e in altri la precede. Consiste in umiliazioni, minacce e controllo della libertà;
assistita, l’esperienza vissuta dai minori di qualsiasi forma di maltrattamento rivolta alle sue figure di attaccamento;
economica, quando c’è una limitazione della disponibilità del denaro all’interno della famiglia o non poter avere addirittura un proprio lavoro;
stalking e mobbing, due forme di violenza nate in questi ultimi anni per identificare umiliazioni ed accanimenti il primo in maniera assillante verso ex partner o coniugi (o addirittura sconosciuti) ed il secondo quando si ha come sfondo il luogo di lavoro.

Il fenomeno è esteso, anche se sottostimato, trasversale perchè riguarda chiunque (donne e uomini di ogni età, razza o classe sociale) ed è rischioso per la salute fisica e psicologica della vittima.

Ma quali potrebbero essere le caratteristiche del soggetto maltrattato e quelle del soggetto maltrattante? Per ora fermiamoci e andiamo a prepararci una buona tazza di caffè!

Alla prossima!

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