Stiamo diventando socialmente asociali?

di Francesco Lisa

28 Maggio 2016

Il ventunesimo secolo è stato segnato dall’avvento dei social network che hanno totalmente cambiato, o persino stravolto, il modo di rapportarsi tra le persone, catapultandoci in un mondo virtuale, parallelo a quello reale.

È vero che il progresso, nel corso dei secoli, ci ha portato ad una soglia di benessere non indifferente, ma è altrettanto vero, che dietro questo benessere e le varie comodità che le innovazioni comportano, ci sono delle insidie, effetti collaterali che possono portare a problematiche di carattere sociale, familiare o personale.

Molti utenti dei vari social network, hanno visto cambiare quelle abitudini che li hanno accompagnati per decenni nel corso della loro vita, abitudini che sono state presto sostituite da nuove ‘manie’ che li hanno resi vittime di una dipendenza virtuale.cubo

È diventato normale, quindi, stringere amicizia con persone mai viste prima, delle quali non si sa assolutamente nulla. Basta una bella foto, un sorriso simpatico, a farci sembrare un profilo affidabile, mettersi in contatto con chi sta dall’altra parte del monitor e cominciare a scriversi come se ci si conoscesse da una vita. Non pensiamo mai realmente a cosa andiamo incontro, chi ci potrebbe essere dall’altra parte, dietro quella foto del profilo che, magari, non è nemmeno originale; chiunque può nascondersi dietro una bella foto: pedofili, truffatori, maniaci, bulli, stalker, ecc…

Come ogni cosa, anche i social, se usati con moderazione, possono portare benefici e comodità impensabili fino a qualche anno addietro, ci facilitano nel mantenere i rapporti con parenti e amici ‘reali’ che si trovano a migliaia di chilometri da noi, ci permettono di essere aggiornati in tempo reale su qualsiasi cosa avviene nel resto del mondo, ma attenzione a non diventarne vittime dipendenti.

I più soggetti a questo tipo di rischio, sono, senza dubbio, i più giovani, specialmente gli adolescenti che, nel periodo più importante ed anche quello più complesso della loro formazione, trovano nei social una via facile per evadere dai problemi della vita.

Guardando in giro, per le strade, sui marciapiedi, sui mezzi pubblici, è, oramai, una rarità vedere due ragazzi colloquiare, un gruppo di persone fare un dibattito sugli argomenti più svariati, ciò che fino a qualche decennio fa era la normalità. Oggi, ognuno vive nel suo mondo, un mondo racchiuso in uno smartphone, senza il quale ci sentiremmo perduti.

È diventato normale che, una coppia, fidanzati o sposati, stiano seduti al tavolo di un ristorante senza scambiarsi una parola, la testa bassa, gli occhi puntati al telefonino a monitorare il proprio mondo virtuale senza badare all’essenza della vita reale.

È diventato persino normale, che una coppia di genitori, si debba sentire in obbligo di acquistare uno smartphone al figlio come regalo per la prima comunione, permettergli di crearsi profili sui social senza badare ai rischi a loro connessi, non stupiamoci poi di fronte a casi di violenza su minori, violenze fisiche e psichiche in forte aumento.

Tante le famiglie distrutte da rapporti instaurati in rete con persone sbagliate, e tante altre quelle che hanno perso il vero senso della parola famiglia, intesa come ambiente intimo nel quale genitori e figli, dopo una giornata di fatiche si siedono a tavola per condividere una cena e raccontarsi la propria giornata, confidando paure, preoccupazioni, intenzioni e gioie.

Siamo ormai vittime di un fenomeno che ci attrae a se, allontanandoci sempre più dalle cose essenziali della vita. A volte mi chiedo se davvero si stava meglio quando si stava peggio, la maggior parte delle volte mi rispondo: “probabilmente si”.

Sarebbe più opportuno riscoprire il senso della condivisione dei valori, degli affetti e del tempo, piuttosto che continuare a sprecare le nostre giornate condividendo foto e post vari, sperando di ricevere il maggior numero di like.

Ribadisco che, come ogni altra cosa, anche i social, se usati in maniera moderata e corretta, possono renderci la vita più facile e addirittura migliorarcela, ma si badi a non farsi schiavizzare dalle mode perdendo la propria libertà.