Abbiamo una sola vita, non buttiamola via!

29.09.2016

di Roberta Cane

Partiamo dal presupposto che un identikit della persona violenta non esiste. Non si può definire un profilo standard del soggetto maltrattante, in rari casi sono presenti delle patologie mentali, ma senza ombra di dubbio non vi è distinzione di razza, religione o ceto sociale.
Ciò che caratterizza invece il soggetto violento è la visione dell’altro come un essere inferiore, privandolo di conseguenza di libertà ed autonomia, e l’idea di sé stesso come dominatore ed essere controllante. felicita-bimbi

La cronaca quotidiana racconta di uomini violenti, mariti maltrattanti ed aggressori senza scrupoli; nel 90% dei casi di violenza l’autore è un uomo, per questo motivo anche nella letteratura in merito all’argomento si considera al maschile il soggetto maltrattante ed al femminile il soggetto maltrattato.
La donna al loro fianco molto spesso è vulnerabile, insicura, sottomessa e senza la forza necessaria per reagire.
Alcuni autori parlano di Sindrome della Donna Maltrattata, dove ad una iniziale fase di negazione di ciò che sta accadendo segue quella dell’impotenza appresa. Solitamente chi è vittima di qualsiasi tipo di violenza tende a giustificare il comportamento dell’altra persona, accettare di aver permesso a quell’uomo di abusarla e maltrattarla è difficile, complicato è uscire illese dalla fase della cosiddetta e appena descritta “impotenza appresa”.
La vittima si trova a dover affrontare traumi irrisolti, sentimenti di svalorizzazione e di svalutazione. Donne che non essendo sicure delle proprie capacità e potenzialità devono sempre dimostrare a sé stesse di essere in grado di affrontare tutte le situazioni e le avversità.
Spesso alla base vi è una forte tendenza a colpevolizzarsi e dall’altra parte vi è un forte spirito critico nei confronti della partner.
I vissuti che accompagnano la vittima di violenza sono di solitudine, di colpa o di svalutazione come affermavamo prima. Le conseguenze psicologiche che possono subentrare possono rivolgersi alla sfera relazionale (con difficoltà quindi di relazione, a volte anche sessuali), alla sfera alimentare o del sonno, possono sfociare in un ritiro emotivo (un “congelamento” di sentimenti per pura difesa dal resto del mondo), o ancora possono spingere la vittima ad avvicinarsi al mondo dell’alcool e delle droghe.

“L’amore rende felici e riempie il cuore, non rompe le costole, non lascia i lividi sulla faccia.
Pensiamo di avere sette vite come i gatti? No, ne abbiamo solo una, non buttiamola via” affermava Luciana Littizzetto in un suo intervento nell’edizione del Festival di Sanremo nel 2013.
Come non darle ragione?
Meditiamo e, quando si può, regaliamo il nostro aiuto a chi ne ha bisogno.

Alla prossima!