Siamo nel 2020

di Meri Lolini
Siamo arrivati nel 2020 e sono trascorsi cento anni dal 1920, che segnò la svolta sia politica che sociale della nostra Italia.

Era la fine della prima guerra mondiale e purtroppo c’era la disoccupazione, con la riconversione industriale da militare a civile.

I reduci ritornavano dal fronte. I ceti medi e le classi a reddito fisso cercavano di contrastare la crisi economica dovuta all’inflazione causata dalle enormi spese militari sostenute.

Meri Lolini
Meri Lolini

La popolazione era delusa dal mancato aumento degli stipendi. In questo malcontento nacquero nuove ideologie politiche.

Nel gennaio 1919 i Cattolici guidati da Don Luigi Sturzo dettero vita al Partito Popolare Italiano, che era di ispirazione cattolica. Nel mese di marzo a Milano Mussolini fondò i fasci di combattimento.

Alle elezioni politiche del 1919 sia i socialisti che i popolari triplicarono il numero dei loro deputati rispetto all’elezioni del 1913, mentre i liberali persero la maggioranza passando da 300 a 200 deputati.

Successivamente la classe operaia iniziò un’attività di scioperi, dimostrazioni ed agitazioni di grande livello nelle fabbriche italiane.

Le lotte erano alimentate dal taglio degli stipendi e dalle serrate delle fabbriche. Queste manifestazioni erano causate dalla crisi economica conseguente alla guerra appena terminata e dal sogno di fare come la Russia con la sua rivoluzione.

I motivi economici e gli ideali rivoluzionari si mescolarono, generando un pensiero che recitava: “ Le fabbriche agli operai e le terre ai contadini”.

Nel sud ci furono tentativi di occupazione di terre incolte da parte di gruppi di braccianti.

Il 13 settembre 1919 iniziò a Torino il Biennio Rosso con la pubblicazione sulla rivista Ordine Nuovo del manifesto Ai commissari di reparto delle officine Fiat Centro e Brevetti, nel quale si ufficializzava l’esistenza ed il ruolo dei Consigli di fabbrica, come nuclei di gestione autonoma delle industrie da parte degli operai.

Sempre su questa rivista Togliatti e Gramsci pubblicarono un articolo intitolato “Democrazia operaia”.

Torino fu la città industriale dove nacquero le rivolte della classe operaia che poi si propagarono in tutti i settori lavorativi, da quello dei trasporti a quello dell’agricoltura. Si andarono delineando due blocchi , da una parte quello degli operai che praticavano lo sciopero ad oltranza e dall’altro quello dei proprietari che rispondevano alle loro richieste con le serrate.

Il partito socialista intraprese una trattativa con il governo presieduto da Giolitti, mentre i proprietari ed i latifondisti garantirono il loro appoggio economico alle squadre dei “ras” fascisti per spezzare gli scioperi. Furono aggrediti gli operai ed anche i deputati che appoggiavano le loro lotte.

Nell’ottobre 1920 Giolitti riuscì a far accettare un compromesso tra le parti sociali.

Le agitazioni operaie ebbero in conclusione risultati economici positivi.

I lavoratori ottennero miglioramenti nel salario e nelle condizioni di lavoro.

La durata massima della giornata lavorativa passò da 10-11 ore a 8 ore giornaliere.

La violenza fascista continuò anche dopo il biennio rosso, anzi si intensificò.

Nella sola pianura padana, nei primi sei mesi del 1921, gli attacchi operati dalle squadre fasciste furono 726. Gli obiettivi di questa violenza mostrarono chiaramente che le squadre fasciste volevano colpire e da quali interessi erano sostenute: 59 case del popolo, 119 camere del lavoro, 107 cooperative, 83 leghe contadine, 141 sezioni socialiste, 100 circoli culturali, 28 sindacati operai, 53 circoli ricreativi operai.

Nel gennaio 1921 a Livorno veniva fondato il Partito Comunista Italiano, sostenuto dalla classa operaia dell’epoca.

A cento anni di distanza è sempre più importante sostenere cause che sono preziose per la crescita sociale e lavorativa della nostra società.

Non devono essere considerati dovuti i diritti conquistati, ma abbiamo il dovere di difenderli per tutelare lo stato democratico basato sul lavoro e sulla dignità dell’individuo. La storia non va mai dimenticata e deve essere la nostra base quotidiana, per costruire il nostro futuro che deve essere garantito dalla sobrietà di principi irrinunciabili, che tutelino il cittadino in ogni sua attività.

E’ indispensabile contrastare ogni forma di prevaricazione e di razzismo, che divida le persone sia in nome di fedi diverse che di colore della pelle.

La crescita e lo sviluppo dei popoli sono nel confronto e nella collaborazione che ci rende cittadini del mondo.