Siamo connessi?

di Meri Lolini

Viviamo un’esistenza “collegata” postiamo nei social le nostre foto che rivelano dove siamo, dove siamo stati e spesso con chi siamo. I nostri cellulari sono sempre connessi con tutto il mondo, possiamo chattare con più persone contemporaneamente,  ma non parliamo con quelli che ci stanno vicini fisicamente.

Siamo”online”, ma spesso non siamo “presenti” con chi viviamo e lavoriamo.

Bene facendo un passo indietro e precisamente negli anni cinquanta capitò qualcosa, che secondo me è l’origine di questi comportamenti.

Meri Lolini
Meri Lolini

In quel periodo arrivò nelle case la televisione.

Questo è il pensiero di alias Esther Pauline “Eppie” Lederer che era un’opinionista statunitense alias Ann Landers:“La televisione ha provato che le persone prestano attenzione a qualunque cosa piuttosto che le une alle altre.” Da allora con l’arrivo dei programmi televisivi nelle famiglie si parlavamo poco e preferivamo guardare la TV.

L’orario dei programmi era pomeridiano e serale. Con l’avvento delle TV commerciali il panorama dei vari intrattenimenti aumentò fino ai giorni nostri, che siamo con una fascia oraria di ventiquattro ore.

Quindi la “distrazione” e la conseguente “evasione” è aumentata molto.

Anche Italo Calvino ci ha regalato un pensiero a questo proposito: “Evitavo di discorrere con gli altri, e anche di salutare, perché le conoscenze, si sa, a cominciarle è niente ma poi si resta legati.”Ecco che in questa frase sentiamo la paura del confronto e del possibile coinvolgimento che limita la libertà dell’individuo.

La volontà della persona è quella di non comunicare, ma nemmeno di salutare e così viviamo in città anonime senza nessun contatto e questo atteggiamento ha come conseguenza che non conosciamo più “l’altro” ed il  non relazionarci genera nell’animo umano la diffidenza e la paura.

Viviamo in solitudine, anche se camminiamo in tanti nelle strade e nelle piazze , ma tutti presi dal nostro essere senza guardarsi attorno.

“Le persone sole tendono a restare sole perché rifiutano di sostenere i costi psicologici richiesti dal vivere in mezzo agli altri esseri umani. Sono allergici alle persone”

E’ il pensiero di  David Foster Wallace, che fu uno scrittore e saggista statunitense.

E’ il confronto diretto, è la paura di mettersi gioco, è la poca voglia di farsi carico dell’altro, che genera questo comportamento.

Ogni medaglia ha il suo rovescio, quindi è sufficiente pensare che anche noi potremmo aver necessità dell’altro e che soddisfazione è sapere di non essere da soli.

Ora con la rete abbiamo tanti amici su Facebook, abbiamo tanti follower su twitter e possiamo mandare messaggi con Whatapp.

Domandiamoci, dove siano questi “contatti”, come sono fatte queste persone e se davvero esistono o sono tanti alias. Penso, che a questo punto sia azzeccato inserire questo pensiero:” Possiamo avere tutti i mezzi di comunicazione del mondo, ma niente, assolutamente niente, sostituisce lo sguardo dell’essere umano.”(Paulo Coelho).

Eh sì, questa è una verità che non ci permette di accettare surrogati di amicizia e condivisione. Il filosofo francese Henri Bergson recita a questo proposito:” La comunicazione avviene quando, oltre al messaggio, passa anche un supplemento di anima” Si rafforza l’importanza della condivisione tra gli esseri umani di esperienza e pensieri che possono essere trasmessi tra persone che si parlano e si ascoltano.

Attualmente comunichiamo molto con i cellulari.

Tanti sono i collegamenti online e certamente questi tipi di comunicazioni velocizzano incontri per scopi diversi e non possiamo assolutamente denigrare questo progresso informatico, che concede a tante persone, che vivono e lavorano nei vari continenti di entrare in relazione anche per scopi lavorativi vari.

Lo scrittore e studioso di aforismi Fabrizio Caramagna dice :”Comunichiamo via chat ma non abbastanza perché si possa chiamare comunicazione.

Raccontiamo la nostra vita ma non abbastanza da far venir voglia di viverla.
E a volte, via chat, ci innamoriamo anche ma non abbastanza da chiamarlo amore.”

Tutto questo giro dagli anni sessanta ad oggi è per dire che l’umanità ha bisogno di migliorarsi con l’informazione sia studiando che sulla rete, ma non deve assolutamente perdere i contatti con gli esseri umani attraverso l’amicizia e la frequentazione dei suoi simili.

L’immagine di questa epoca è la persona che ha sempre l’auricolare che parla e posta in continuazione, ma questo comportamento è deleterio per i contatti personali che vengono spesso trascurati. Si ha un isolamento che genera tanta solitudine e poca conoscenza e condivisione con gli altri.

Il progresso informatico che è utile al nostro miglioramento non deve peggiorare la nostra condizione umana.E’ assolutamente necessario nella ricetta della vita dosare i vari ingredienti, che contribuiscono alla nostra ricchezza di umanità.