Mobbing, stalking…questi sconosciuti

6 Ottobre 2016

di Roberta Cane

Quest’oggi parleremo di due possibili forme di molestia messe in atto nei confronti di individui più fragili in situazioni di vita quotidiana differenti.

Nel primo caso, con il termine “mobbing”, si fa riferimento all’insieme di comportamenti che tendono ad emarginare un soggetto dalla società di cui fa parte.
Solitamente il fenomeno è associato all’ambito lavorativo, all’interno del quale il soggetto ritenuto anello debole della catena viene sottoposto ad angherie, umiliazioni pubbliche, persecuzioni psicologiche. Il fine delle vessazioni è quello di danneggiare ed emarginare la persona “scelta” dal luogo di lavoro.
Affinchè il mobbing possa assumere rilevanza giuridica deve avere la caratteristica di regolarità e ripetitività.
In alcuni casi l’intento del mobber (ovvero chi mette in atto il mobbing) è quello di individuare un capro espiatorio e di riversare su di esso svariate problematiche professionali, in altri casi i motivi sono personali, come per esempio rifiuto di avances o torti nella sfera amicale.stop-mobbing
Il fenomeno lo si può ritrovare anche in altri ambiti, ad esempio quello scolastico (all’interno del quale la vittima riceve vessazioni da parte di altri studenti oppure da insegnanti),oppure quello familiare (casi nei quali i parenti vogliono estromettere dal nucleo familiare o dall’eredità altri componenti).

Lo stalking ha alla base invece un’incapacità di tollerare l’abbandono.
In Italia il fenomeno è considerato reato dal 2009.
Il molestatore, in questo caso, mette in atto una serie ripetuta di comportamenti socialmente accettati (telefonate, sms, incontri, ricerche di contatto), ma considerati dalla vittima sgraditi ed intrusivi.
I sentimenti provati dalle vittime sono solitamente la paura e l’ansia, legati a sensazioni di timore per l’incolumità propria o di una persona cara vicina a lei.
Molto spesso le vittime sono ex-partners, altre volte sono colleghi di lavoro oppure soggetti appartenenti alle professioni di aiuto (medici, infermieri, psicologi…).

Come già trattato negli scorsi articoli, anche questi due fenomeni li possiamo purtroppo riscontrare nella quotidianità delle nostre attività.
Gli sportelli anti-violenza presenti sul territorio nazionale che affrontano queste realtà a muso duro sono una risorsa insostituibile: danno voce a chi voce non ne ha più.