L’uomo, l’animale che parla

5 Dicembre 2016

di Daniela Bardelli

“L’uomo è l’animale che parla”, scrisse il filosofo greco Aristotele.

Nel corso di migliaia di anni la capacità di parlare, innata nell’uomo, si è evoluta fino a costruire un sistema di comunicazione complesso che ha reso possibile lo sviluppo del pensiero e della civiltà.

In realtà l’uomo non è l’unico essere vivente ad aver sviluppato un sistema di comunicazione.

Comunicare (dal latino communicare – mettere insieme ), cioè scambiare con gli altri informazioni e messaggi,  è un’esigenza  strettamente legata alla vita sociale di tutti gli esseri viventi che fanno parte di una comunità. uomo-e-scimmia

Non solo gli uomini, quindi, ma anche gli animali comunicano sia con individui della loro specie che con altri di specie diversa. La loro comunicazione avviene attraverso mezzi che variano da specie a specie: versi, suoni, movimenti del corpo (drizzare il pelo, abbassare le orecchie o la coda, mostrare i denti), comportamenti rituali (corteggiamento del maschio, danza delle api o delle formiche per segnalare il luogo dove hanno trovato il cibo) o segnali involontari come quelli luminosi delle lucciole. Sono forme di linguaggio che gli animali esrcitano in modo limitato e inconsapevole, tali quindi da non evolversi né da essere potenziate.

Solo nell’uomo la capacità  e il bisogno di comunicazione si esprimono prevalentemente attraverso la particolare forma del linguaggio verbale, costituita da parole.
Anche l’uomo utilizza altri linguaggi, come quello gestuale quando per esempio saluta con la mano o quello visivo, quando ricorre ai colori per indicare la possibilità  di attraversare la strada. Ma è con le parole che può conoscere se stesso e il mondo, rendere visibili pensieri ed emozioni, condividere  notizie  e conoscenze, organizzare la vita propria e altrui, intervenire sulla realtà  in cui vive …
Lo scrittore  Giuseppe Montesano descrive in modo suggestivo il potere delle parole : ” Le parole non hanno carne, non hanno colore, non hanno vita. Le parole giacciono sui libri, inumate tra le pagine. Le parole sono fatte di segni minuscoli, lettere cifrate, tracce stinte.

Ma come accade allora che queste zampette di gallina allineate siano capaci di strapparci la maschera dei giorni tutti uguali e farci vivere una vita più vasta?

Quando la vita è sprofondata nella noia ( .. )  solo le parole ricordano la vita vera.

Si apre un libro, si legge una frase e  segni  che sembrano  morti cominciano a parlare con più  fascino dei sedicenti vivi ( … ) “.