L’epoca dei grandi viaggi e “Il Milione” di Marco Polo

9 Febbraio 2017

di Daniela Bardelli

Nel Basso Medioevo si era imposta una mentalità nuova rispetto a quella dell’epoca precedente, più attiva e concreta, desiderosa di esperienze e avventure.

La società mercantile aveva promosso contatti con terre e paesi lontani che, prima solo immaginati attraverso racconti fiabeschi, venivano ora scoperti e conosciuti direttamente, anche se alle terre d’Oriente restò sempre un alone di meraviglioso e di ignoto.
La nuova mentalità è riscontrabile in molti resoconti dei viaggiatori dell’epoca che, pur non essendo sempre affidabili, sono la prova di una vivace curiosità e di una diversa visione della realtà.
In questo contesto va inserito anche “Il Milione“, l’opera che nacque dalla collaborazione tra Marco Polo e Rustichello da Pisa.
Marco Polo (Venezia, 1254 – 1324) apparteneva ad una famiglia di mercanti e viaggiatori.marco-polo

Intorno al 1260, il padre e lo zio, durante il viaggio di ritorno da una spedizione nella regione del Volga, trovando una strada interrotta a causa di una guerra, si erano spinti attraverso l’Asia centrale, fino all’Estremo Oriente, giungendo alla corte di Kublai Khan, signore dei Tartari.
Tornati in Occidente, ripartirono nuovamente per l’Oriente nel 1271, questa volta accompagnati da Marco, con lettere e doni da parte del papa Gregorio X.
Il viaggio si svolse per via terra con un itinerario ricostruibile attraverso il racconto di Marco Polo.
Accolto benevolmente dal Khan, egli venne incaricato di svolgere missioni diplomatiche per suo conto, entrando in diretto contatto con nuove regioni e civiltà. Nel 1292 si avviò verso la strada del ritorno, giungendo a Venezia nel 1295.
Tre anni dopo il suo ritorno, fatto prigioniero dai Genovesi durante la guerra tra Genova e Pisa, in carcere detto’ il racconto del suo viaggio ad un altro prigioniero, Rustichello da Pisa, autore di romanzi cavallereschi, che lo mise per iscritto in lingua d’oil. Il titolo iniziale era “Divisament dou monde” (Descrizione del mondo), sostituito poi con il più famoso “Il Milione ” derivato, per aferesi, dal nomignolo di Emilione con cui veniva designata la famiglia dei Polo.
Nell’opera si fondono così due atteggiamenti: la mentalità pragmatica del mercante Marco Polo, impegnata nel resoconto cronachistico e la dimensione narrativa di Rustichello, il letterato poco preoccupato dello scrupolo scientifico, ma incline all’invenzione fantastica.
“Il Milione” è dunque una cronaca , ma anche un trattato di geografia e di etnologia, un romanzo di avventura e un manuale di mercatura, una relazione diplomatica e religiosa.

L’opera offre una rassegna di paesi e di popoli asiatici, una colorita descrizione di usi e costumi curiosi, di forme di vita sociale e familiare: “ Li Tartari dimorano lo verno in piani luoghi ove anno erba e buoni paschi per loro bestie; di state i luoghi freddi, in montagne e in valle ov’ è acqua e asai buoni paschi ( … ). Loro vestimenta sono cotali: gli ricchi uomini vestono di drappi d’oro e di seta, e ricche pelli cebeline e ermine “.
Molto particolareggiata è la descrizione della Cina settentrionale (Catai) e meridionale, viva è la simpatia per i Mogoli e il Kublai Khan.
“Il Milione”  ha conosciuto una straordinaria fioritura nel tempo. Lo attestano i 149 manoscritti  nelle varie redazioni, traduzioni e numerose edizioni a stampa.
Riletto nelle varie epoche ha mantenuto intatto il proprio fascino , esercitato su lettori e autori, come Italo Calvino che ne ha fatto una riscrittura nel romanzo combinatorio “Le città invisibili” .