Le nuove dipendenze

Paola Farinella, 30.08.2016

Il problema educativo odierno è di promuovere nelle persone, nello specifico nei giovani, un approccio salutogenico al divertimento o ai momenti di relax che si possono vivere a scuola e in famiglia.

Vi è la consapevolezza che il gioco può perdere la dimensione ludica per diventare fonte di condotte disfunzionali qualora diventi un aspetto totalizzante nella vita della persona, giovane o adulta, tale da distrarla da attività e affetti: in pratica quando il gioco si trasforma in dipendenza, assume a questo termine connotazioni nuove.

E’ bene specificare che per nuove dipendenze si fa riferimento a quei comportamenti problematici nei quali non necessariamente è presente il consumo di droghe, sia legali (alcool e tabacchi) sia illegali, quali sostanze stupefacenti.

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L’avvento di internet e delle tecnologie dell’elettronica e dell’informatica, infatti, ha comportato la diffusione di forme di dipendenza legate a condotte compulsive nell’uso di strumenti quali il cellulare, la TV, il computer. La compulsività nell’utilizzo dei mezzi telematici si riverbera sul modo di trascorrere il tempo libero e può investire anche le attività ludiche, come avviene nella dipendenza da videogiochi (che interessa soprattutto una popolazione giovanile di età compresa fra i 13 e i 15 anni ed è molto diversa dal piacere di passare qualche ora giocando a una play station) o dal gioco d’azzardo.

Ciò è motivo di malessere sociale e non di semplice comprensione. La dipendenza è una condizione che assorbe la personalità di chi ne diviene succube e fa ruotare la sua vita privata e le sue esperienze attorno a questo legame patologico. Il fenomeno investe la persona a due livelli, comportamentale e psicologico, che hanno un andamento parallelo. Sul piano comportamentale si assiste alla ricerca della sostanza o dell’oggetto da cui si è dipendenti e/o alla reiterazione di determinati comportamenti. La dipendenza è tale che, sotto il profilo psicologico, condiziona totalmente l’individuo, inducendolo a trascurare le altre attività e dimensioni della sua vita.

Queste dipendenze nascono da bisogni indotti da una società altamente tecnologicizzata, basata sempre più sull’affermazione di stili di vita di tipo narcisistico. Esse rappresentano un insieme di condotte improntate a un vivere in superficie, che non consentono all’individuo di distinguere tra ciò che è reale e ciò che è ideale, facendo diventare la dipendenza come un esempio di patologia culturalmente determinata.

È molto preoccupante la dipendenza dai videogiochi, da internet e dalla TV, in quanto producono effetti disfunzionali con ripercussioni sulla vita familiare e sociale.

La pratica compulsiva del gioco d’azzardo o gambling produce l’autoinganno di poter tenere sotto controllo il meccanismo patologico. Spesso l’autoinganno è alimentato dai familiari, che ingenuamente sperano che il problema si risolva per magia ed il più delle volte sottovalutano le conseguenze e non chiedono l’aiuto necessario a fonti specialistiche esterne.

I fattori che sono alla base della dipendenza sono: l’impulsività, la mancanza di autocontrollo, una bassa autostima, una certa tendenza narcisistica e talvolta tratti antisociali. Questi fattori sommati a un sovraccarico di stress, a vissuti di solitudine o alla sensazione di essere soli, come anche altri fattori situazionali, possono favorire l’insorgenza delle dipendenze e tra queste il gioco d’azzardo compulsivo.

Stiamo vivendo il paradosso di una società altamente tecnologica, ma con un male del vivere portato agli eccessi, in cui non c’è la capacità di gestire le emozioni e le relazioni interpersonali in modo costruttivo e propositivo. Comunque la colpa non è della tecnologia, che non è né buona né cattiva, bensì delle famiglie – per lo più distratte e affascinate da stili di vita materialistici –  che hanno la responsabilità principale di prendersi cura dell’educazione all’etica e alla moralità, al fine di insegnare l’importanza della dignità, dei valori fondamentali del vivere e far acquisire il giusto senso critico, che permette di esercitare un dono straordinario dopo la vita: quello del libero arbitrio, ovvero la capacità di scegliere, di cui ognuno di noi  é dotato dalla nascita.

In conclusione, ricordatevi di spegnere il cellulare quando siete a tavola in famiglia, con gli amici, con i vostri amori. Abbracciatevi e guardatevi attentamente negli occhi quando parlate o ascoltate qualcuno. Riappropriatevi della semplicità del vivere e del relazionarsi con sentimento ed empatia. Ridete di voi stessi e guardate con primigenia freschezza al mondo e osservatelo ogni volta che potete, perché la vita è fatta di semplicità e di piccoli momenti di affetto, di amore e di amicizia.