Le città dei poeti

12 Novembre 2016

di Daniela Bardelli

Se oggi la globalizzazione e la rivoluzione informatica hanno contribuito a indebolire i legami dell’individuo con i tradizionali contesti di appartenenza, in passato e, in particolare nel mondo latino, grande e fortemente testimoniato era  l’orgoglio di avere concittadini famosi .iscrizioni-greche-e-latine
Cicerone, nato ad Arpino, nell’orazione ” Pro Plancio” scrive :  “Qualunque arpinate tu incontri, ti toccherà  di sentir parlare forse di me , di sicuro di C. Mario “, che era l’altro grande arpinate.
All’amore dei conterranei  i poeti rispondevano col forte attaccamento alla loro città, contribuendo a renderla famosa.
Orazio, nella conclusione del terzo libro delle “Odi “, nel 23  a.C., scrive: “Exegi monumentum eare perennius …. Dicar, qua violens obstrepit Aufidus et qua pauper aquae Daunus agrestius …“.

Il poeta esprime la consapevolezza di aver eretto, con la sua poesia, un monumento più durevole del bronzo; per questo di lui parleranno gli abitanti di Venosa, sua città natale e colonia tra Apulia e Lucania, che il poeta presenta  attraverso una  bella perifrasi geografica, ricordando la violenza torrentizia del fiume Ofanto (Aufidus) e la natura siccitosa della regione.
A sua volta Marziale, nell’epigramma XIV 195, dichiara apertamente il debito di Verona, più precisamente di Sirmione, e di Mantova nei confronti rispettivamente di Catullo e Virgilio: Tanto deve a Catullo la grande Verona quanto la piccola Mantova al suo Virgilio.
Anche il popolo dei Paeligni ha un concittadino illustre : Ovidio, nativo di Sulmona in Abruzzo; ce lo ricorda il poeta stesso in “Amores “: “ Paelignae dicar gloria gentis ego ” (di me si dirà che sono il vanto della gente Peligna).
E non si può  certo dimenticare Sirmione, sul Lago di Garda, “ocelle ” (gemma, pupilla) fra tutte le penisole e le isole del mare e dei laghi, dove Catullo era nato e dove, nella villa di famiglia, scrisse, dopo il ritorno da un lungo viaggio in Bitinia, il carme 31 nel quale, commosso nel rivedere i luoghi a lui familiari, saluta Sirmione: “Salve, o venusta Sirmio ” e invita le acque del lago e le cose di casa a donargli il loro affettuoso sorriso .