Il lavoro del lettore

13 Marzo 2017

di Daniela Bardelli

” Il verbo leggere  non sopporta l’imperativo, avversione che condivide con altri verbi: il verbo ” amare ” … il verbo ” sognare ”  – scrive Daniel Pennac in ” Come un romanzo”  . L’autore propone anche  “ I diritti imprescrittibili ” del lettore: il diritto di non leggere, di saltare le pagine, di non finire un libro, di rileggere, di leggere qualsiasi cosa, di spizzicare…: tutti diritti quasi naturali che, secondo lui, non possono essere imposti o ordinati.
Eppure gli insegnanti hanno spesso ripetuto ai loro alunni frasi del tipo : ” Leggi da qui a qui !

e non solo hanno”ordinato” di leggere , qualche volta minacciando perfino sanzioni, ma hanno compiuto tutte le altre operazioni che Pennac condanna : ” Non porre la benché minima domanda; non dare alcun compito; non aggiungere una sola parola a quella delle  pagine lette; nessun giudizio di valore , nessuna spiegazione del lessico..
E per questo motivo non hanno certo dato le dimissioni in massa, cosa che avrebbero dovuto fare se avessero preso alla lettera queste direttive.
Dal canto loro molti, diventati poi appassionati lettori, ricordano il peso delle prime letture non di rado obbligate, la difficoltà di affrontare le pagine scritte, loro assegnate, che apparivano estranee prima che il mondo, che esse nascondono, si aprisse ai loro occhi.
Il fatto è che il “ lavoro ” del lettore costa fatica , ma è una fatica necessaria che va affrontata e superata per arrivare al piacere della lettura .
Si può  allora affermare con G. Armellini (1) che ” Il verbo che non può essere impunemente trasformato in un ordine” è un altro: il verbo “ provare piacere” .
Scrive ancora Armellini :  ” Non posso intimare ad una ragazza o a un ragazzo : ” Prova il piacere di leggere” ,  “Desidera di leggere un libro” e aspettarmi che queste ingiunzioni ottengano l’ effetto sperato. Gli esseri umani sono congegnati in modo da provare piacere  solo spontaneamente“.
Il piacere di leggere dunque non si può insegnare, se mai si può imparare e scocca in modo inatteso, come uno straordinario apprendimento.
Lo scrittore svizzero, Peter Bichsel (2), racconta che l’amore per la lettura gli nacque da un obbligo. ” Il mio primo libro fu una lettura obbligata, una vera tortura. Il libro era terribilmente noioso. Eppure dovevo leggerlo, perfino i miei genitori insistevano. Ingaggiai con il libro una vera battaglia. Un anno dopo lessi le ultime due pagine . Avevo letto un intero libro. Ce l’avevo fatta, ne ero orgoglioso e decisi di  restare un lettore, uno che legge dei veri libri dalla prima all’ultima pagina .. Poi scoprii la biblioteca comunale… . Prima lessi Karl May, poi tutto Goethe … . Del contenuto non so neppure quanto ne avessi capito. Ricordo però di averlo letto senza sforzo e senza annoiarmi : la lettura , le lettere dell’alfabeto, le parole mi erano piaciute.. ero anzitutto  un lettore.
(1) G. Armellini, ” Il piacere di leggere non si può insegnare “.
(2) P. Bichsel, ” Il lettore, il narrare “.

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