La donna etrusca e quella romana a confronto

23 Marzo 2017

di Daniela Bardelli
Lo storico Tito Livio, in “Ab urbe condita libri  “, racconta che, una sera, durante l’assedio di Gabi, i giovani principi, figli di Tarquinio il Superbo, ultimo re di Roma, della dinastia dei re etruschi, ingannano il tempo conversando con altri ufficiali , tra i quali Tarquino Collatino, l’unico ad aver sposato una donna romana, Lucrezia.
E poiché ogni marito celebra la superiorità della propria moglie, Collatino propone di approfittare della vicinanza a Roma per andare a constatare di persona chi sia la più virtuosa, convinto che “ in poche ore tutti avrebbero  verificato quanto superiore rispetto alle altre fosse la sua Lucrezia … La prova più sicura sarà quella che, all’arrivo inaspettato del marito, ognuno avrà sotto gli occhi “.
Giungono alle prime luci della sera.
Livio non dice subito che cosa stiano facendo le principesse a Roma quando arriva la schiera dei mariti, bensì sposta la scena altrove, infatti gli uomini  proseguono per Collazia, un’antica città del Lazio, dove sorprendono Lucrezia in atteggiamento del tutto diverso, rispetto alle nuore del re  ” quas in convivio luxuque cum aequalibus viderant tempus terentes ” (che avevano visto mentre trascorrevano il tempo nel convivio e nel lusso in compagnia di coetanei).
Nonostante fosse notte inoltrata, trovano infatti Lucrezia ” deditam lanae  inter lucubrantes ancillas in medio aedium sedentem ” ( seduta in mezzo all’atrio che lavorava la lana tra ancelle indaffarate).
Il confronto voluto da Collatino è dunque a favore della romana Lucrezia, trovata seduta, a differenza delle etrusche, sdraiate sui lettucci per la cena, secondo l’uso etrusco raffigurato in tanti monumenti funebri.
Il racconto di Livio è per noi interessante non perché ci permette di considerare la virtù contro la dissipazione, ma perché ci mostra due diverse concezioni di civiltà.
La donna etrusca era una “ forte bevitrice “, lo sostiene lo storico Teopompo; usciva molto; nelle scene raffigurate nelle pitture si vede dovunque in primo piano, tenere un posto considerevole  senza arrossire per il fatto di essere esposta agli sguardi degli uomini .
La matrona romana, di cui Lucrezia è un esempio, era “ pudica , lanifica , domiseda “, epiteti usati nella iscrizioni funebri che i mariti romani dettavano in lode delle consorti per le quali non concepivano funzione migliore del custodire la casa e del filare la lana.

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