La dislessia: quando la difficoltà si nasconde tra le lettere

3 Febbraio 2017

di Roberta Cane

Riprendiamo il discorso dei Disturbi dell’Apprendimento trattato poco tempo fa e concentriamoci su una delle difficoltà di questo gruppo.
Il termine dislessia deriva dal greco dys, che significa mancante, e lexis, ovvero parola o linguaggio. Siamo quindi in presenza di un “linguaggio mancante”.
La mente di chi è affetto da questo disturbo è produttiva e creativa, molto brillante ed intelligente, ma presenta difficoltà ad apprendere in maniera naturale e lineare.dislessia
John Lennon, Mozart, Walt Disney ed addirittura Einstein erano dislessici!

Ebbene sì, potremmo stentare a crederci ma questi grandi nome, queste forti personalità sono associate a quella difficoltà a riconoscere le lettere, i segni ortografici, il passaggio da grafema a suono.

Molto spesso l’impegno del bambino non viene percepito e gli insuccessi vengono attribuiti a pigrizia, svogliatezza e a volte scarsa intelligenza. Ma non è proprio così, le sue difficoltà non dipendono assolutamente da lui ed è molto importante cercare di farglielo capire e supportarlo nelle sue attività.

Ma quali sono gli approcci consigliati da mettere in atto a casa?
Possiamo osservare i comportamenti dei nostri bambini ed appuntare criticità o punti di forza per poter agire nel modo più specifico possibile.
È molto importante rinforzare i successi del bambino per far sì che il livello di autostima si mantenga ad un buon livello o che addirittura aumenti.
Cercare di aumentare gli interessi del bambino, suggerirgli le letture di fumetti, articoli di sport o ricette.
La potenza degli audiolibri potrebbe essere fondamentale quando siamo in presenza della dislessia, in quanto l’ascolto di suoni e parole possono aiutare il bambino a collegare questi due elementi non solo in maniera astratta.

Girovagando per il web mi sono imbattuta in un blog dedicato ai dsa (dsaleggimialcontrario) e vorrei riportarvi uno stralcio di una testimonianza toccante e significativa di una ragazza affetta da dislessia. Poche righe che ci catapultano nel loro mondo: “Alle elementari ricordo la fatica di seguire il ritmo di lettura dei miei compagni, vivevo con ansia il momento in cui la maestra avrebbe detto: <<Valeria, continua tu>>. immancabilmente perdevo il segno e mi sentivo dire che ero distratta ma io distratta non ero, anzi, ero attentissima”.

Supporto, collaborazione ed attenzione: cosa potrebbero volere di più i nostri bambini?
“Nessun bambino è perduto se ha un insegnante che crede in lui” affermava Bernhard Bueb, filosofo, teologo e pedagogo tedesco.

Come dargli torto?

Alla prossima!