La cultura araba nel Medioevo

27 Giugno 2017

di Daniela Bardelli
Durante il Medioevo, mentre la cultura cristiana è prevalentemente simbolica e spirituale, quella araba si rivela assai più concreta e materiale, quindi più disposta allo studio oggettivo e scientifico dei fenomeni. Questo spiega il ruolo di primo piano svolto dagli Arabi nella trasmissione e nella elaborazione del sapere scientifico.

Molte conquiste diventeranno patrimonio comune dell’Occidente: nel campo della matematica gli Arabi importano dall’India il sistema numerale, l’algebra e l’uso dello zero; nel campo della filosofia traducono i testi del filosofo greco Aristotele; nel campo medico compilano i dati della medicina greca e romana; nel campo geografico, l’arabo Al Idrisi compie la più completa e particolareggiata descrizione del mondo conosciuto, nel ” Libro di Ruggero ” ( 1154 ).

Gli Arabi sono un popolo di viaggiatori: il viaggio è un concetto fondamentale nella storia e nella cultura araba; forse in virtù delle loro origini nomadi si sono trasformati in mercanti che vedono nel viaggio la condizione indispensabile per i loro commerci, e sono i mercanti stessi che, con le loro ricchezze, contribuiscono allo sviluppo delle città riempiendole di sfarzosi momumenti, come accade per Baghdad, fondata nel 762 d.C. sulle rive del Tigri e considerata non solo la città più prospera del mondo, ma una delle città più belle e ricche culturalmente.

Anche l’obbligo che ogni credente ha di compiere il pellegrinaggio alla Mecca mantiene vivo lo spirito itinerante e, di ritorno dai loro viaggi fino agli estremi confini della terra, i viaggiatori compilano resoconti in cui non si fanno scrupolo di mescolare dati reali e leggende tradizionali per mantenere viva l’immagine e la curiosità verso paesi lontani.

La figura di viaggiatore arabo più noto resta quella di Ibn Battuta ( 1304 – 1368/69 ) che, per 29 anni, partito da Tangeri, arriva fino in India e Cina e che, come Marco Polo, al suo ritorno, affida a Ibn Juzayy, un giovane letterato, il compito di stendere una ” cronaca di viaggio ” ( Rihla o I Viaggi ), in cui parla di città, descrive monumenti, religioni, riti sociali, ma racconta anche di donne con un solo seno, di polli grandi come struzzi, di sanguisughe volanti ecc..

” La palma da cocco – o noce d’India – è un albero fra i più meravigliosi e stravaganti, molto simile alla palma ma con la differenza che una produce noci e l’altra datteri. Il frutto somiglia alla testa di un uomo: come quella sembra avere occhi e bocca e quando è  verde, l’ interno è una specie di cervello – mentre fuori è ricoperto di fibre che ricordano i capelli .. ” .

Alla cultura araba si deve riconoscere anche il merito di aver influenzato, in modo determinante, la letteratura europea e in particolare la narrativa, fondando un nuovo genere – la novella – che dalla Spagna araba si diffonderà in tutta Europa condizionando modi e tematiche fino a Boccaccio.

Il  capolavoro indiscusso della letteratura araba è la raccolta  ” Le mille e una notte ” , in cui centinaia di racconti vengono articolati, incastrandosi a volte l’uno nell’altro, all’ interno di una storia principale che funge da cornice.

Nei racconti prevale il gusto per l’avventura e per il meraviglioso: il libro è pieno di episodi in cui agiscono forze magiche e soprannaturali e intervengono i  ” jinn ” ( i geni tra i quali il più conosciuto è quello della lampada di Aladino ).

Insieme ai personaggi fantastici convivono anche molti personaggi concreti e realistici, che appartengono a diversi ceti sociali e abitano nelle grandi città d’Oriente come Baghdad e Bassora.