La censura

1 Giugno 2017

di Nicola Accordino
Per censura si intende il controllo e la limitazione della comunicazione e di varie forme di libertà di espressione, di pensiero, di parola da parte di una autorità.
Nella maggior parte dei casi si intende che tale controllo sia applicato nell’ambito della comunicazione pubblica, per esempio quella per mezzo della stampa o altri mezzi di comunicazione di massa; ma si può anche riferire al controllo dell’espressione dei singoli.
Esistono diversi livelli di censura, a seconda di chi o su che cosa la si applica
Sicuramente la piú conosciuta è la censura di tipo repressivo, che colpisce successivamente alla diffusione del “testo”, sia esso carta stampata, programma televisivo, film, ecc. Ciò avviene tramite il suo sequestro.
In anni anche relativamente recenti, era molto usata in Italia la censura di tipo preventivo. Essa prevedeva il controllo del “testo”, da parte dell’autorità competente, prima della sua diffusione. L’autorizzazione alla sua pubblicazione poteva essere concessa, negata o concessa a patto di determinati vincoli (modifiche). Questo tipo di censura va di pari passo con quella morale, che ha lo scopo di impedire che messaggi ritenuti moralmente scorretti, offensivi, volgari o altrimenti sconvenienti possano raggiungere il pubblico o farlo in modo indiscriminato. Un esempio è la censura applicata alla pornografia e alle rappresentazioni esplicite di violenza, che ne limita solitamente l’accessibilità da parte di minori. La P.M.R.C. fu un’associazione che si occupò di ciò in campo musicale, soprattutto negli anni ottanta, intervenendo nel controllo di dischi ritenuti osceni e privi del senso del pudore.
In ambito militare, la censura impedisce ai singoli soldati di esprimere opinioni e divulgare informazioni che possano mettere in cattiva luce l’istituzione militare o comprometterne la sicurezza.
Nei sistemi carcerari la censura serve a impedire che persone sottoposte a restrizione della libertà possano, attraverso i mezzi di comunicazione loro solitamente concessi (telefono, corrispondenza, colloqui con i familiari), continuare a delinquere.
Nei regimi autoritari la censura politica impedisce a individui, associazioni, partiti e mezzi di informazione di divulgare informazioni ed esprimere opinioni contrarie a quelle del potere esecutivo. Tale censura si realizza attraverso il divieto di trattare taluni argomenti o attraverso il controllo preventivo dei contenuti divulgati dai mezzi di informazione.
Anche le religioni fanno ampio ricorso alla censura. In ambito cristiano possiamo indicare il testo Contro i cristiani di Porfirio come prima vittima della censura cristiana; tre diversi imperatori cristiani infatti condannarono il testo alla distruzione e di esso ci sono pervenuti solo pochi brevi estratti. Un celebre strumento di censura individuale fu la mordacchia applicata all’eretico Giordano Bruno prima della sua esecuzione (ordinata dallo Stato Pontificio) sul rogo, per impedirgli di parlare prima di morire. L’esempio storico per antonomasia della censura religiosa e specificamente cattolica è l’Indice dei libri proibiti, redatto a seguito del Concilio di Trento e abolito nel 1966.
Si parla invece di autocensura quando la censura è realizzata dal soggetto che è chiamato a esprimere opinioni e a divulgare informazioni, allo scopo di evitare di divulgare contenuti sgraditi a terzi o allo scopo di non incorrere in censura. L’organizzazione delle imprese editoriali presuppone, inevitabilmente, una forma di controllo e selezione degli articoli da parte del direttore responsabile, sia per una questione di responsabilità per omesso controllo, in cui altrimenti questi potrebbe incorrere, sia per garantire la cosiddetta “linea editoriale” della testata. In quest’ultimo caso, il diritto di cronaca del giornalista ed il carattere di “impresa di tendenza” della testata entrano in conflitto, ma si tratta di un profilo rispetto al quale, per la sua delicatezza, nell’ordinamento dello Stato italiano non sono state previste risposte di legge.
In questo quadro si inserisce tutta la polemica su YouTube e sulle recenti norme di controllo dei contenuti, attuata dall´azienda dopo le proteste degli inserzionisti e che fanno gridare allo scandalo molti Youtuber, a cui è impedito di guadagnare sui contenuti da loro creati e ritenuti “non idonei agli inserzionisti” perché contengono “argomenti controversi o delicati”.