Il JAZZ come atto creativo

15 Maggio 2017

di Isabella Grassi

Il JAZZ come atto creativo
La creazione è un atto solo divino?

Può l’uomo creare?
Si dice che in natura nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma.
E così in effetti è.
Ma, c’è un campo che da sempre viene associato all’essere creativi: quello artistico, e in particolare quello musicale.
Il jazz è da sempre associato all’improvvisazione, atto di pura creazione.
Questa mia riflessione trae origine da una definizione di creazione artistica che ho recentemente sentito durante una presentazione da Roberto Bonati.
Per chi non lo conosce (pochi ritengo), Roberto è docente al Conservatorio Arrigo Boito di Parma di Composizione Jazz e Contrabbasso, dove è responsabile del Dipartimento Nuove Tecnologie e Linguaggi Musicali e dirige anche l’orchestra del corso di Improvvisazione Jazz, e ne segue la produzione.

Ottimo musicista di contrabbasso, ha creato nel 1996 e in questi anni ha portato avanti con coerenza il Parma Jazz Festival del quale si è appena conclusa la ventunesima edizione. Alla Libreria Feltrinelli di Parma ha recentemente presentato il CD dal titolo “Nor sea, nor land, nor salty waves. A nordic story”, uscito con etichetta Parma Frontiere, nato da un lavoro commissionato dall’Università di Stavanger per l’Orchestra Bjergsted Jazz Ensemble, con 18 musicisti ed una cantante.

Il tema affrontato in quest’opera è l’Edda poetica della mitologica nordica, e il parlato è nell’antico linguaggio islandese. Il CD si compone di otto brani ed il titolo né mare, né terra, né onde salate… diviene premonitore e dalla voragine del nulla…, chi lo ascolta passerà attraverso una muta creazione, ululare di lupi e canti di cigni, attraverso un vento tribale, un finale ricolmo di sangue e un notturno con una situazione da the “day after”, e infine la rinascita con l’ottava composizione intitolata eagle.
Il verde ricresce, la terra risorge dal mare, i torrenti si riempiono d’acqua, e l’aquila vola in alto sulle montagne a caccia di pesce.
Sarà stato il tema della presentazione, sarà stata la capacità e la dialettica di Bonati, ma in quella occasione ad una domanda forse scontata sul come fosse nata l’idea del CD Roberto dapprima se ne è uscito con un “Non so da dove nasca l’idea, da dove venga. Occorre pensare alla modalità performativa della composizione. Scrivere musica è un po’ come suonare ad un concerto.
E’ una condizione che unisce lo stato di concentrazione agitata del concerto, che al tempo stesso è anche rilassamento, alla durata perché il momento compositivo dura diversi mesi. Nasce così un’energia di concentrazione molto particolare, molto intima ed allo stesso tempo molto importante che genere l’atto artistico.”

Ma poi, il discorso va oltre e finisce per esplodere in maniera deflagrante con: “L’improvvisazione è l’arte degli errori, l’arte di saper prendere questi errori e trasformarli in modo che nella musica successiva non siano più tali.”
E’ la capacità di giustificare il prima con ciò che viene dopo.
Il jazz, con i suoi musicisti è l’espressione di questo stato.
Il musicista jazz infatti quando suona non si comporta come un musicista di orchestra classica, non è mero esecutore, ma all’interno di una cornice “blindata” che rappresenta quello che deve essere dedotto, è libero di  attraversare la scena come una scheggia impazzita ed occuparla come meglio crede, a seconda del suo sentire in quel momento.
Sono belle parole queste, dense di significato, e sono felice di aver condiviso qualche momento con Roberto Bonati, di averlo seguito e di aver tratto da lui un insegnamento: la libertà è la possibilità di prendersi il proprio spazio, senza andare contro le regole.
C’è voluto un musicista jazz per dare significato a questo pensiero, ma non un musicista qualunque.
E’ notizia di questi giorni che a Bonati sono stati assegnati ben tre Parma Awards, e precisamente: quello per Jazzista dell’anno, miglior disco jazz, e quello per migliore composizione originale jazz.
Questa non è solo una sua vittoria personale ma del suo mondo: il jazz, una realtà che pur subendo il fenomeno universale dell’omologazione, permette l’incontro tra le diverse culture, e può fare molto per la nostra società, per i suoi aspetti di partecipazione corale, educativi e sociali.
Il jazz è un vero e proprio atto creativo, confidiamo in lui e nella sua musica.

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