Impariamo a scrivere le nostre emozioni

6 Dicembre 2017
di Meri Lolini

Le sensazioni e le emozioni che viviamo nella nostra esistenza, non le possiamo immortalare con una foto , ma fanno parte della nostra vita e ci appartengono ed arricchiscono il nostro quotidiano e spesso sono generate e mosse da cose come un profumo, oppure un ricordo e nelle migliori occasioni da una gradita sorpresa.

Per riporle nel nostro bagaglio immaginario del nostro vivere proviamo a scriverle, usando le parole che ci vengono d’impulso e senza preoccuparci delle regole della lingua, sono cose nostre.

Tanti anni fa alle bambine veniva spesso regalato un diario dove scrivere tutti i loro “segreti” e le cose scritte allora rilette a distanza di anni danno il senso di come eravamo e di che cosa ci emozionava e ci faceva battere il cuore.
“scrivere è viaggiare senza la seccatura dei bagagli” di Emilio Salgari.

Questo pensiero mi appare molto veritiero, infatti il viaggio dentro di noi oppure il viaggio dentro una storia che stiamo allestendo è un viaggio leggero e dona l’occasione per entrare prima e sviscerare poi un tema, che scopriamo e che ci appassiona.

I personaggi che faremo muovere e dialogare sono le nostre marionette del palcoscenico immaginario che stiamo popolando, per parlare di questo o un altro tema, che ci sembra bisognoso di attenzione.

Scrivere è inabissarci nei nostri bisogni e possiamo provare anche una sensazione di vertigine e quando risaliamo e terminiamo il nostro compito, siamo anche un po’ imbarazzati nel mostrare il nostro prodotto all’attenzione degli altri, è una sensazione quasi di pudore.

Penso che sia adeguato proporre questo aforisma a questo punto:
Scrivere è un po’ come fare i minatori di se stessi: si attinge a quello che si ha dentro, se si è sinceri non si bada al rischio di farsi crollare tutto addosso” Andrea De Carlo.

La nostra informazione quotidiana di ogni angolo del mondo è realizzata con i giornali, la TV e tutto quello che leggiamo sul WEB e ci sono persone che hanno compito di divulgare le notizie continuamente ed il loro modo di scrivere è tanto più apprezzato quanto maggiore è il loro modo reale di comunicarci i fatti.

Il connubbio tra il saper scrivere e la capacità di raccontare la realtà rende evidente la loro validità di essere giornalisti.

Al giornalista è affidato un compito importantissimo di informare la gente senza indirizzarla verso un ragionamento piuttosto che un altro.

Secondo Anna Politkovskaja :“Il compito di un dottore è guarire i pazienti, il compito di un cantante è cantare. L’unico dovere di un giornalista è scrivere quello che vede”.

Per scrivere è doveroso leggere per documentarsi , rendendo quello che scriviamo interessante e capace di meritarsi l’attenzione del lettore e sperare che il contenuto sia in grado di accrescere la conoscenza delle persone e consolidarne la loro cultura e quindi aumentarne la loro capacità di scelta.

Quindi fermiamo le nostre emozioni con qualche goccia di inchiostro e leggiamo per imparare a scrivere meglio e non consideriamo che questo è un “tempo perso” , ma è sicuramente come fermare la nostra interiorità in un immagine di noi in quella situazione ed in quel tempo e ci ritroveremo più tardi in quelle parole.
Cito un nuovo aforisma per concludere questo mio pensiero:“Il tempo per leggere è sempre tempo rubato. (Come il tempo per scrivere, d’altronde, o il tempo per amare.)Rubato a cosa? Diciamo al dovere di vivere” Daniel Pennac

Dalla lettura di questa riflessione vorrei aggiungere che scrivere non è solo “fotografare” un momento della nostra vita , ma è anche il piacere di estraniarsi dalla sua realtà “rubando il tempo”.