Il sesso sacro

20 Marzo 2017

di Nicola Accordino
Quante volte la cultura e la religione ci hanno portato a ragionare sul sesso in termini di qualcosa di vietato, impuro, indecoroso, osceno, sconcio… tutti sinonimi di “sporco”. Il termine «puttana», che nell’italiano popolare acquisisce un grave tono offensivo, deriva da puteus, con cui in latino s’intendevano originariamente o una cavità naturale o un buco scavato appositamente (nei puticuli, i pozzi, intesi come grembi ipogei di rinascita, i Romani del popolo seppellivano i morti). Nell’Avesta, il testo sacro del mazdeismo, mediante la parola putika ci si riferisce invece ad un lago mistico di acqua rigenerante. In entrambi i casi, come è facile notare, siamo legati concettualmente a qualcosa che sfiora l’idea di un sentimento religioso. Non a caso la radice sanscrita presente nei Veda, puta, entrata anche nelle lingue romanze con tutt’altro senso (cfr. spagnolo puta, francese pute) allude a ciò che è «puro» o «santo», e significativamente in ebraico la parola Kaddosh vuol dire sacro mentre Kaddeshà prostituta. Detto brevemente, in contesti storici o culturali diversi, il sostantivo «puttana» implica inizialmente, sul piano strettamente etimologico, il concetto della sacralità.

Tuttavia, porre in relazione la sessualità all’idea di sacro, crea oggi uno scomodo paradosso per molte persone.
Anticamente, il sesso era considerato una vera e propria liturgia, un mistico atto sacramentale (ierogamia) che permetteva ad entrambi i partner di trascendere i propri sensi comuni per entrare in una nuova dimensione spirituale. Essenzialmente si trattava di un rito di passaggio e di trasformazione interiore: di qui la ierodula, la serva-amante, veniva chiamata «Grande Prostituta» ed eseguiva ogni volta un particolare atto sessuale di coitus reservatus, un intenso e prolungato orgasmo di tutto il corpo senza emissione di fluido seminale, il quale avrebbe condotto l’uomo all’horasis, l’illuminazione spirituale o Sophia, che equivaleva in sostanza ad una forma suprema del rinnovamento interiore raggiunta attraverso la sublime esperienza erotica del Femminile. Alle ierodule era solito attribuirsi gli epiteti di «Vergine Santa» o «Grande Prostituta», titoli che in ogni caso nel paganesimo matriarcale si riferivano comunemente ad una sacra sacerdotessa depositaria dell’oscuro segreto femminile relativo alla gnosi magica del divino, essendo costei l’incarnazione terrena della Dea sotto la cui benedizione amministrava nei templi il culto religioso: di fatto, lo stesso termine harlot che nell’inglese letterario odierno designa una prostituta, trae origine, attraverso il francese medievale, proprio dalla parola greca “ierodula” (lett. serva sacra). L’appellativo Vergine Santa non stava però ad indicare verginità fisica in senso stretto, ma piuttosto acquisiva il significato di «ragazza nubile»: pertanto le ierodule erano sia vergini in quanto non vincolate da alcun legame matrimoniale, e sia sante perché manifestavano pubblicamente la funzione sacerdotale, essendo la rappresentazione terrena delle varie dee nei cui confronti amministravano il culto religioso, basato sulla sessualità sacra.
Questo concetto di sesso sacro sopravvive nella dottrina tantrica, dove il sesso é non solo una pratica riproduttiva, non solo culmine di espressione dell’amore ma anche momento fondamentale di scambio e  fusione delle energie tra amanti consapevoli del proprio corpo energetico; secondo questa dottrina infatti, la pratica sessuale è generatrice di energie che nulla hanno a che vedere con l’impuro e l’osceno, tutt’altro, l’energia sessuale generata a livello del Sex Chakra e rilasciata al momento dell’attività sessuale è definita nelle pratiche tantriche come “nutrimento per il cervello”, infatti le scuole spirituali più serie insegnano agli allievi tecniche di sublimazione di questa energia dai chakra inferiori a quelli superiori. Le energie sessuali salendo verso il cervello, quando passano dal Chakra Cardiaco si trasformano in energie di tenerezza e gentilezza, poi passando dal Chakra della Gola si trasformano in creatività, e passando dal Chakra Ajna in volontà e logica fino ad arrivare al Chakra della Corona dove si manifesta l’amore universale. È il momento di diventare più consapevoli di tutto il nostro essere durante l’atto sessuale per ricevere in cambio dall’universo e dal nostro partner energie di reciproca condivisione e pienezza. Lo scambio e la fusione diverranno così totali!