IL PENSIERO SULLE DONNE, DALLE DONNE

16.09.2016

Roberta Cane

Cosa può spingere una donna ad avvicinarsi ad un’associazione del territorio che con le unghie e con i denti si batte per stare vicino alle vittime di violenza?
Sicuramente i momenti di sconforto che attanagliano la quotidianità se ci si avvicina per chiedere aiuto o supporto (psicologico, assistenziale, fisico o giudiziario che sia).
E dall’altra parte che tipologia di donna si può trovare?

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Dall’altro lato del telefono, dietro ad una scrivania, sotto al gazebo nella via principale cittadina in una giornata di festa oppure dietro ad un manifesto ricco di numeri da poter contattare.
Tante situazioni, tanti volti, tante personalità diverse ma la stessa determinazione, forza e coraggio nell’aiutare il prossimo. Anzi, più nello specifico una persona del loro stesso sesso.
Potrebbe sembrare banale, ma non lo è.

L’aiutare una persona simile a noi dà la sensazione di poter fare di più, proprio per un meccanismo di identificazione.

Quante volte sentiamo dire “poteva succedere a me”, “fosse capitato a mia figlia non l’avrei perdonato”: pensieri e considerazioni che al giorno d’oggi compaiono nei nostri pensieri tutte le volte che accendiamo la televisione sintonizzando il canale alla ricerca di un telegiornale per farci da sfondo mentre consumiamo il nostro piatto di pasta o la nostra bistecca preferita.

Il punto di vista di chi vuole dedicare del proprio tempo a chi ne ha più bisogno è particolare, vivo e pieno di speranze: punti di forza e di debolezza che saltano fuori ai primi appuntamenti di un corso di formazione, le paure che si trasformano in conoscenza e curiosità, la voglia di mettersi in gioco per evadere dalla routine casalinga e poter mettere così a disposizione delle persone più fragili il proprio tempo.

La violenza, questa sconosciuta. Tanto nominata, ma dalle mille sfumature.
La violenza come problema da risolvere, come violazione di diritti, umiliazione, dominazione e distruzione. Si può essere violenti a parole, con i gesti, addirittura con le privazioni. Privazioni di libertà di parola, di espressione, di pensiero.
Tutti noi almeno una volta nella vita abbiamo provato quel sentimento chiamato “rabbia”, ma la  persona violenta è colei che non riesce ad incanalarla in modo positivo e costruttivo, traendo l’energia di quell’emozione e dirigendola in modo distruttivo verso gli altri, verso la persona che gli sta accanto, verso un essere fragile e delicato sia moralmente sia fisicamente.
Ci possono essere diverse cause alla base della violenza, molteplici tipi di espressione di questa e ciò che può fare la comunità si manifesta a più livelli.

Ma non mettiamo troppa carne al fuoco, avremo modo di trattare tutto ciò in modo dettagliato!
Alla prossima!

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