Ictus, conoscere i sintomi per non farsi sorprendere

di Andrea Frullini

 

L’ictus è una patologia che quando si verifica, comporta la chiusura o la rottura di un vaso cerebrale, interrompendo così l’apporto di sangue, e quindi di ossigeno, in un’area del cervello.

Attualmente, l’ictus cerebrale rappresenta la quarta causa di morte, e la prima d’invalidità, nel mondo occidentale; in Italia ogni anno si verificano circa 195.000 casi, e in Piemonte ci sono più di 10.000 ricoveri a seguito di tale patologia.

Esistono sostanzialmente due tipi di ictus cerebrale:

l’ictus emorragico, che è causato dalla rottura di una arteria cerebrale, e quindi dal travaso di sangue, con formazione di un accumulo (ematoma) all’interno del cervello. Questo tipo si verifica intorno al 20% dei casi;

l’ictus ischemico, invece, è provocato da un’occlusione di un vaso cerebrale, che causa un danno a seguito del mancato afflusso di sangue in una zona del cervello più o meno vasta. L’incidenza per questo tipo di ictus è intorno all’80% dei casi.

Questa patologia, come bene esprime il nome stesso ( ictus in latino vuol dire colpo) richiede una prontezza e un’immediatezza nel richiedere l’intervento dei sanitari, così da offrire il trattamento più efficace per limitare i danni e prevenire eventuali complicanze.

E’ triste dirlo ma il circa il 20% dei soggetti colpiti da ictus, muore e più del 40% riporta disabilità residue.

Il primo passo essenziale da fare,  è il riconoscimento immediato dei sintomi e un allertamento molto tempestivo dei mezzi di soccorso; infatti nell’ictus ischemico se la terapia trombolitica endovenosa è effettuata entro le quattro ore dalla comparsa dei sintomi, è dimostrato che oltre la metà dei casi riporta risultati positivi.

118

Dalla precocità dell’intervento, oltre che dalla tipologia di ictus, dipende l’efficacia della terapia. Purtroppo ancora oggi sono pochi i pazienti che vengono trattati con la trombolisi, soprattutto perché nella maggior parte dei casi, c’è un sistematico indugio nel richiedere l’intervento dei mezzi di soccorso, e quindi un conseguente ritardo dell’arrivo del paziente al pronto soccorso.

I sintomi dell’ictus, sono molteplici, il più comune è una debolezza improvvisa ad un arto o paralisi / indolenzimento di un lato del corpo o del volto; possono comparire disturbi della visione o difficoltà nel parlare, perdita di equilibrio e di coordinazione. Vi può anche essere la comparsa di una forte cefalea anche con perdita dei sensi.

Di solito i sintomi compaiono in maniera improvvisa, in alcuni casi possono regredire rapidamente e completamente, a testimonianza che forse si è stati soggetti ad un attacco ischemico transitorio (TIA), dove l’arteria cerebrale occlusa si riapre spontaneamente. Quando abbiamo il sospetto di essere incappati in questo caso, è meglio non trascurare e sottovalutare l’evento, in quanto il rischio che ricompaia un ictus ischemico nelle ore successive è molto alto.

Le prima cosa da fare, quando si ha il sospetto di essere colpiti da questa patologia è chiamare il 118. Colui che risponderà sarà in grado, attraverso un breve questionario, di individuare il problema e di attivare i rimedi più efficaci.

Anche in caso di attacco ischemico transitorio è opportuno rivolgersi al 118, perché solo in Pronto Soccorso saranno eseguiti gli esami e i provvedimenti terapeutici, necessari ad evitare la ricomparsa dell’ictus.

Non bisogna assolutamente aspettare, confidando in una scomparsa dei sintomi, ritardare la chiamata al 118, assumere farmaci o recarsi direttamente dal proprio medico curante. L’ictus, richiede una precoce valutazione clinica, quale quella eseguita in Pronto Soccorso, così che si possa intraprendere la terapia necessaria a limitare i danni derivanti dalla patologia. Telefonando al 118, il paziente verrà indirizzato verso quegli ospedali, che maggiormente saranno in grado di trattare efficacemente tale patologia.

Grande attenzione va posta nella prevenzione, l’ictus e l’infarto sono dovuti al mancato apporto di sangue (al cervello e al cuore); in buona percentuale questo dipende dall’arteriosclerosi,cioè quando i vasi sanguigni diventano più stretti e rigidi a causa del deposito di grassi sulle loro pareti interne, con conseguente ostruzione.

I  vasi più colpiti, sono quelli che apportano sangue al cervello e le coronarie. L’ipertensione, invece, è la prima causa  di emorragia cerebrale, cioè la rottura di un vaso con conseguente danneggiamento dei tessuti.

I fattori di rischio sono non modificabili (l’invecchiamento, il fattore ambientale e l’ereditarietà), e modificabili (una vita sedentaria, una scorretta alimentazione, il fumo e lo stress). Se si persegue con le cattive abitudini, eccedendo con l’abuso di cibo, alcool , fumo etc … è presumibile incorrere in patologie quali diabete, obesità, ipertensione e ipercolesterolomia.

Quindi per agire sui fattori di rischio modificabili è opportuno :

– Curare la dieta, preferendo frutta e verdura che, grazie al loro alto contenuto di anti-radicali liberi, proteggono i vasi e i tessuti di cervello e cuore

– Consumare la giusta quantità di fibre

– Limitare l’uso del sale da cucina

– Limitare l’assunzione di alcool (non più di due bicchieri di vino al giorno)

– Assumere con moderazione cibi fritti e grassi: i grassi idrogenati e saturi aumentano il colesterolo

– Preferire quegli alimenti ricchi di omega 3, in quanto protettori delle arterie

– Tenere sotto controllo il proprio peso. Per capire se si è in sovrappeso ci si può riferire all’indice di massa corporea, che è il rapporto tra il peso e il quadrato dell’altezza espresso in metri. Se il rapporto supera 25 si è in sovrappeso, se è oltre 30 ci troviamo nel caso di obesità.

– Fare con regolarità, almeno mezz’ora al giorno, attività fisica. Questo porterà ad una diminuzione della glicemia, dello stress, migliorerà la circolazione del sangue (abbassamento della pressione sanguigna) e ossigenazione dei tessuti. L’inattività fisica aumenta il rischio cardiovascolare circa del 150%.