I videogiochi sono uno sport, lo dice il Coni

Il Comitato Olimpico Nazionale crea il Gec (giochi elettronici competitivi) e i videogamer ringraziano

Il Coni (comitato olimpico nazionale italiano) riconosce i videogiochi come sport. In Italia accogliamo sempre con scetticismo le nuove proposte. Rimaniamo spesso legati a vecchi concetti che in altri parti del mondo sono ampliamente superati. Sarà la nostra diffidenza o semplicemente una cattiva abitudine. Ma oggi, in un’ottica che vuole il progresso rapido e un adattamento che non deve tardare in Italia avremo anche noi i “gamer professionisti”. Queste figure fanno della competizione videoludica una professione, o meglio, uno sport a tutti gli effetti. Mentre in altre parti del mondo, come per esempio il Giappone, è già da molto tempo che i videogiochi vengono accomunati allo sport, noi complice anche la nostra passione calciofila, iniziamo solo oggi ad aprire le categorie sportive a qualcosa che sembra sfiorare lo sport solo da lontano. La decisione del Coni aprirà sicuramente un lungo dibattito: è giusto che un’attività che richiede solo un joystick e buone capacità tecnologiche diventi uno sport? Il dibattito è sicuramente più difficile da appianare di quello che sembri. Ormai di tornei con in palio premi in denaro rivolti agli appassionati di videogames ce ne sono a bizzeffe. Le competenze devono essere molte per poter sperare di partecipare alle fasi finali di tornei importanti e la fama dei giocatori cresce anche se in circuiti di nicchia. Sembrano esserci tutti gli ingredienti per poter considerare la playstation ormai uno sport. Basti pensare ad attività che in Italia si stanno sviluppando solo ora e che fino a qualche anno fa quasi nessuno considerava, il Rugby o il Curling per esempio. Anche questi sono sport di nicchia, anche questi come l’attività videoludica si sviluppa in circuiti chiusi. Ma si organizzano tornei, meeting ed eventi. Non tutti i videogiochi potranno avere la fortuna di accedere alla categoria Gec (giochi elettronici competitivi) richiesta dall’Asi (Associazioni sportive e sociali italiane), ma alcuni dei titoli più importanti ne fanno già parte, come “Fifa”, il fortunato titolo calcistico o “Tekken” dedicato ai combattimenti. Insomma, oggi come oggi abbiamo la fortuna di vivere in prima persona il cambiamento. Questo ne è sicuramente un’ulteriore prova. Per ora gli appassionati di videogiochi possono ringraziare il Coni se in televisione vedremo presto i mondiali di giochi elettronici.

 

Michele Dicanosa