I Leoni da tastiera

14 Marzo 2017

di Nicola Accordino

Un fenomeno che si sta imponendo con sempre maggiore frequenza sui social è quello dei cosiddetti “Leoni da tastiera”, persone cioè che commentano sui social qualsivoglia argomento, spesso senza conoscerne le basi stesse, con foga e determinazione che poi non sono capaci di replicare nella vita di tutti i giorni. Apparentemente guidati da senso di giustizia e impotenza contro un mondo che reputano sbagliato o che non capiscono, sfogano la frustrazione verso le minoranze, gli omosessuali, le donne. I loro commenti dei fatti di attualità spesso si trasformano in veri e propri linciaggi alla ricerca di una giustizia privata che si sostituisca a quella pubblica, ai loro occhi inefficace.  Un esempio può essere il Delitto di Avetrana ed il linciaggio mediatico di Zio Michele, poi prosciolto dalle accuse di omicidio. Le accuse, le invettive e le ingiurie seguite alla notizia della sua confessione furono impressionanti. E che dire di tutti coloro che, immancabili, commentano i casi piú emblematici delle trasmissioni TV come “C´è posta per te”?
Questo fenomeno, che cresce esponenzialmente alla diffusione dei social, non è completamente ascrivibile a questi ultimi. Il professore Umberto Eco sosteneva che “I social media danno diritto di parola a legioni di imbecilli che prima parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino, senza danneggiare la collettività.”. E questi imbecilli da qualche parte pur arriveranno. Arrivano dalle scuole e dalle famiglie sempre piú disagiate e demotivate, smantellate di ogni potere educazionale e decisionale. Viene da un senso di libertà che sconfina ormai costantemente nell´anarchia. Deriva da un senso di onnipotenza e di impunità dato dall´anonimato. Si è persa l´empatia, la capacità di sapersi immedesimare, di comprendere non solo il dolore delle vittime ma cercare di comprendere le ragioni dell´altro. Che non sono affatto una giustificazione (uno sbaglio è pur sempre uno sbaglio), ma anzi dovrebbero aiutarci a comprendere noi cosa faremmo al posto di quella persona, per interiorizzare una esperienza altrui e non commettere lo stesso errore.
Per fortuna dai social emerge anche un profondo lato umano. La solidarietà, la trasmissione di messaggi di speranza, la raccolta di fondi per cause importanti come la lotta contro le malattie o la violenza sulle donne. I messaggi di pace, comunione, inclusione di tutti. Questi aspetti non sono certo da sottovalutare. Il lato buono del web non è messo in dubbio e non può certo essere intaccato dai webeti che lo popolano. Bisogna difendere la libertà di espressione educando le persone all´utilizzo di questo potente mezzo. D’altronde come sostengo da tempo, il web è come un coltello: possiamo tagliare il pane od uccidere una persona. Siamo noi ad avere il coltello dalla parte del manico.