Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne

“Quando si scrive delle donne bisogna intingere la penna nell’arcobaleno ed asciugare la pagina con la polvere delle ali delle farfalle…”
E’ con queste parole che Denis Diderot rende omaggio alla donna e alla sua profonda essenza: eleganza, femminilità, forza, dolcezza si intrecciano sinuosamente a loro volta con le sue fragilità, le paure e le insicurezze. Un gioiello così raro e prezioso da dover custodire e proteggere… Ma purtroppo, tutto questo spesso viene dimenticato dall’uomo, da quello stesso compagno, padre, marito che considera la donna come un suo “oggetto”, tale da accentrare il suo esercizio di potere e di totale controllo, al punto da sfociare in violenza. Violenza endemica: violenza fisica, sessuale, psicologica è uno dei fenomeni sociali più nascosti. Le vittime ed i loro aggressori appartengono a tutte le classi sociali, culturali ed economiche. Secondo l’OMS almeno una 1 donna su 5  ha subito abusi fisici o sessuali da parte di un uomo nel corso della loro vita; ma l’aspetto più sconvolgente è che ancora oggi sono poche, anzi pochissime, le vittime che non denunciano alle Autorità competenti i loro aggressori per la troppa paura e i devastanti sensi di colpa e vergogna che le attanagliano.
Per questo, nel 1998 è stata istituita dall’ONU la “Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne”: 25 novembre una data da non dimenticare, un invito a riflettere su una tematica tanto delicata ed importante, quanto difficile ancora da affrontare e, purtroppo, sempre più attuale, come la violenza di genere ed il femminicidio. I numeri sono davvero impressionanti: oltre 7 milioni di donne hanno subito violenza: solo da pochi anni è diventato tema di dibattito pubblico, ma ancora da oggi mancano politiche di contrasto alla violenza, ricerche, progetti di sensibilizzazione e formazione. Occorrono cambiamenti importanti per combattere questo abuso che lede profondamente la dignità della donna. “IO SONO IL MIO GRIDO”: rapita, allontanata da se stessa, perduta, velata fuori e dentro.. E’ il grido di chi ha subito violenza, è un grido di dolore, di sofferenza, di disperazione, ma è anche un grido di rabbia, di quella rivolta, di rivalsa e di denuncia sociale. “Cercare di elaborare il dramma e di trovare la forza e la consapevolezza dentro se stesse per liberare questo grido lancinante di dolore che distrugge, che devasta lentamente per troppo tempo racchiuso dentro un corpo e un’anima..” Tante saranno le iniziative che sensibilizzare questo fenomeno e per dire una volta per tutte BASTA ALLA VIOLENZA SULLE DONNE! Occorre abbattere il muro del pregiudizio e della vergogna, perché IL SILENZIO UCCIDE LA DIGNITA’!

Alessia Coleschi