Il deserto dei Tartari

21 Giugno 2017

di Daniela Bardelli

Perché leggere ” Il deserto dei Tartari ” di Dino Buzzati?

Molte possono essere le motivazioni per  leggere ” Il deserto dei Tartari ” di Dino Buzzati: è scritto in una lingua semplice ed essenziale, secondo lo stile realistico e giornalistico, tanto caro al suo autore; è un testo reso suggestivo dai temi dominanti del fantastico e dell’assurdo, da atmosfere rarefatte e misteriose; sviluppa nel contempo le problematiche più profonde e immutabili dell’esistenza umana: la solitudine e i sogni di gloria, il senso della vita e della morte, l’accettazione, se pure dolorosa, del dramma di vivere; presenta con particolare insistenza situazioni e spunti narrativi che alludono a significati nascosti .

Il romanzo racconta la storia del giovane ufficiale Giovanni Drogo, che vede la propria vita consumarsi inutilmente in una sperduta fortezza ai confini del deserto, nell’attesa di un improbabile destino di glorie militari e che è costretto ad affrontare una morte ingloriosa e solitaria, proprio quando i nemici, così lungamente attesi , stanno per attaccare.

È, dunque, una storia che stimola la riflessione sul ” male di vivere ” dell’uomo contemporaneo, di chi cerca di dare un significato autentico alla propria vita, al di là del ” deserto ” delle convenzioni quotidiane.

L’opera appartiene al genere fantastico il cui scopo principale è quello di mettere in contrasto il verosimile con l’inverosimile, il reale con l’immaginario.

Altri sono i contrasti che si possono riscontrare nel romanzo, tra la vita mediocre del protagonista e i suoi desideri di gloria, fra l’ambiente chiuso e soffocante in cui Drogo è costretto a vivere e gli spazi immensi e affascinanti del deserto dei Tartari, fra la monotonia della vita militare e l’inquientante clima di mistero che pervade la fortezza Bastioni.

Anche il tema della morte, che nel fantastico è capace di creare atmosfere intensamente suggestive, diventa motivo di riflessione.

Del resto il fantastico ha uno scopo fondamentalmente liberatorio: presentando il mistero e la morte quali esperienze reali e concrete, li riduce a una dimensioni familiare, li priva di ogni aspetto angosciante: lo testimonia, per esempio, la frase di una delle pagine finali del romanzo, in cui avviene la liberazione del protagonista: la morte giunge a lui come una presenza familiare e benevola, rassicurante e consolatoria:

” La porta della camera palpita con uno scricchiolio leggero. Forse un soffio di vento, un semplice risucchio d’aria di queste inquiete notti di primavera. Forse invece è lei che è entrata con passo silenzioso , e adesso sta avvicinandosi alla poltrona di Drogo .. ” .