Dai giardini di Babilonia ai giardini romani

18 Gennaio 2017

di Daniela Bardelli
“Il giardino, che è la forma più alta di civiltà, esprime amore della natura e desiderio di disciplinarla, di eliminare gli  aspetti selvaggi, un ideale di bellezza quasi soprannaturale“.

Così  scrive Pierre Grimal.

Come nei mitici giardini di Calipso dove si trattenne Ulisse, di Alcinoo nell’isola dei Feaci, dell’Eden nella Bibbia , come nei giardini pensili di Babilonia.
Lo scrittore Curzio Rufo nelle ” Historiae Alixandri Magni ” dette  largo spazio alle descrizioni di luoghi esotici e in particolare proprio dei meravigliosi giardini di Babilonia: “.. Al sommo della cittadella…pensiles horti sunt…assai gradevoli per l’ombra  e l’altezza di numerosi alberi. I pilastri che sostengono tutto il loro peso sono costruiti in pietra; al di sopra dei pilastri il suolo è stato lastricato con blocchi  squadrati per poter reggere il terriccio…. la mole è  in grado di sostenere piante così  robuste che svettano in altezza fino a quaranta piedi e che fruttificano come se fossero nutriti nell’ambiente proprio…” Il testo ci parla poi di un sovrano, il re di Siria e monarca di Babilonia, che, per alleviare la nostalgia dei boschi e delle selve  nativi della moglie, fu spinto a “amoenitatem naturae genere huius operis imitari ”  (a imitare le piacevolezze della natura con questo genere di opera).giardini
I Romani , che in realtà  furono sempre ” contadini esiliati in città “, leggendo la descrizione fatta da Curzio Rufo, si appassionarono  a  questi luoghi di bellezza, tanto che aristocratici e ricchi si  fecero costruire ville e giardini nel centro della capitale .
All’ inizio i loro giardini erano meno spettacolari di quelli orientali  e non avevano tante specie di vegetali; i portici delle case si affacciavano su aiuole di rose, viole, narcisi, gigli, gladioli, poi si aprivano alla vista lunghi viali di platani, bossi e cipressi. Sparse qua e là  fontane, tempietti , colonne , piramidi avvolte di edera.
Nel mondo romano il giardino assunse un carattere contradditorio: creati per il piacere, furono al tempo stesso  luogo dell’otium , ma anche segnale di ricchezza e quindi pretesa o ricerca di potere politico e del negotium.
Una leggenda narra che nel giardino della villa di Livia, moglie di Augusto, un’aquila avrebbe fatto cadere nel grembo dell’imperatrice una candida gallina che portava nel becco un ramoscello di alloro. Gli auguri avrebbero piantato il ramo e con questo sarebbero stati incoronati tutti gli imperatori dopo Augusto.
Cicerone scrisse però che “il giardino induce a pensare“, e quando Sallustio si ritirò dalla vita politica, si fece costruire nell’Urbe una dimora principesca, con un parco tra i più lussuosi,  passato alla storia con il nome di “Horti sallustiani “.