Cosa c’è nei rifiuti?

30 Gennaio 2017

di Meri Lolini

Per poter classificare un rifiuto ed attribuirgli il Codice CER questo viene analizzato in laboratorio per determinare in esso sia la presenza qualitativa che quantitativa di sostanze che potrebbe contenere dal processo produttivo che lo ha generato.

Ci sono dei parametri analitici che vengono quindi identificati ed il campione una volta omogeneizzato e valutata la percentuale di umidità con una doppia pesata prima e dopo la fase di incubazione viene sottoposto alle analisi impiegando dei metodi analitici ufficiali.

E’ spesso richiesto il dosaggio dei metalli e l’analisi di questi è oggi effettuata con la spettrometria di massa abbinata al plasma accoppiato (ICP-MS). Questa tecnica analitica si basa sulla nebulizzazione del campione e sulla conseguente formazione degli ioni dei metalli presenti che vengono dosati con la diluizione isotopica grazie alla presenza in questo sistema di analisi di un analizzatore di massa a quadrupolo.

Prima di questo strumento veniva utilizzata la tecnica dell’assorbimento atomico.

Gli atomi dei metalli assorbivano in maniera proporzionale una quantità di energia ad una lunghezza d’onda specifica per ogni metallo.

Dal momento che esiste una relazione proporzionale tra l’energia emessa e quella assorbita è conseguente ricavare sia l’analisi qualitativa che quantitativa dei metalli presenti nel rifiuto.

sistema di estrazione solventi

Nel caso che si ipotizzi che il rifiuto possa essere Tossico è necessario andare a valutare la presenza di sostanze cancerogene come le diossine, i policlorobifenili (PCB) e gli idrocarburi policiclici aromatici (IPA) ed alcuni metalli come piombo, arsenico, cadmio e mercurio che saranno determinati come già illustrato.

L’analisi del rifiuto  per i microinquinanti organici suddetti inizia con il procedimento di estrazione con solventi.

L’estrazione può essere eseguita sia a freddo con bagno ad  UltraSUONI, oppure a caldo sia con il soxhleth che con l’ASE.

L’estratto ottenuto viene purificato con processi di cromatografia come la GPC ed infine iniettato in spettrometria di massa che può essere sia a bassa risoluzione che ad alta risoluzione e questa viene impiegata per il dosaggio delle diossine.

Esistono dei riferimenti normativi che messi a confronto dei dati analitici ottenuti sia in qualità che in quantità di inquinanti presenti daranno come conseguenza la classificazione del rifiuto in esame.