Compiti a casa: le norme disattese

di Cristina Rosso

Perdonate, iniziamo con un po’ di informazione…..

  • Circolare Ministeriale 14 Maggio 1969, n.177: nel documento si legge, tra l’altro, che “nell’impegno di garantire agli alunni ogni possibilità e ogni componente di sviluppo della loro personalità, la scuola non può non preoccuparsi di rendere praticamente possibile questa più ampia e varia forma extrascolastica di arricchimento culturale e formativo”, che “ nelle giornate festive … moltissime famiglie italiane, in cui entrambi i genitori svolgono un’attività educativa, trovano l’unica occasione di incontro dei propri membri, innanzitutto genitori e figli” e che pertanto “questo Ministero è venuto nella determinazione di disporre che agli alunni delle scuole elementari  e secondarie di ogni grado e tipo non vengano assegnati compiti scolastici da svolgere o preparare a casa per il giorno successivo a quello festivo”!
  • Legge 5 giugno 1990, n.148, art.2: a proposito della Programmazione e organizzazione didattica, leggiamo che essa si propone il perseguimento degli obiettivi stabiliti dai programmi vigenti predisponendo un’organizzazione didattica adeguata alle effettive capacità e esigenze di apprendimento degli alunni.

Questa circolare è tutt’ora vigente, ma in pochi lo sanno…ma andiamo oltre……

  • Articolo 31 della Convenzione sui diritti del fanciullo (New York, 20 novembre 1989):
  1. Gli Stati parte riconoscono al fanciullo il diritto al riposo ed al tempo libero, di dedicarsi al gioco e ad attività ricreative proprie della sua età e di partecipare liberamente alla vita culturale ed artistica.
  2. Gli Stati rispettano e favoriscono il diritto del fanciullo di partecipare pienamente alla vita culturale ed artistica ed incoraggiano l’organizzazione, in condizioni di uguaglianza, di mezzi appropriati di divertimento e di attività ricreative, artistiche e culturali.

Ed ecco che arrivano gli ultimi dati OCSE:  molte ore per i compiti a casa non garantiscono il rendimento scolastico. Compiti a casa

Si tratta degli ultimissimi dati: Focus in PISA n.46, dicembre 2014. L’Italia è superata solo dalla Russia per numero di ore settimanali spese a fare i compiti a casa.

Considerando i punti sopra esposti propongo questa riflessione: ogni insegnante sa che l’impegno produttivo e duraturo in qualsiasi attività nasce dalla motivazione, ma dovrebbe tener anche presente che qualsiasi azione ripetitiva tende a demotivare. Sa inoltre che un’attività impegnativa come l’apprendimento non procede in maniera lineare aggiungendo un pezzettino alla volta, come invece si propone nel richiedere un impegno quasi quotidiano con i compiti a casa.
Se si esclude la categoria dell’alunno “perfetto” o affiancato dal genitore tutor, tutti i docenti, ma anche i genitori, sanno benissimo quali sono gli effetti collaterali negativi. Elenco i più comuni a partire da quelli meno deleteri per la formazione degli alunni e per il loro rapporto con l’apprendimento scolastico: fare i compiti scritti senza avere studiato, copiare i compiti, inventare scuse più o meno plausibili per non averli fatti, sperare nella buona sorte, dichiarare che non si è fatto il compito perché non se ne aveva voglia (dimostrazione di coraggio di fronte ai compagni), dimostrare assoluto disinteresse e disprezzo, anche verbale, per la richiesta “assurda” dell’insegnante.

Forse alcuni esercizi ripetitivi sono un allenamento necessario in alcune fasi dell’apprendimento, ma credo che sarebbe più opportuno che questi fossero svolti in classe con un immediato raffronto tra gli alunni e riflessioni a caldo sugli errori. Ritengo però che si possa provare a uscire dalle situazioni che presentano i rischi fin qui esposti provando a cambiare il modo di organizzare l’apprendimento delle materie scolastiche, sviluppando percorsi più esplorativi, producendo apprendimenti come in un laboratorio dove gli alunni imparano anche a collaborare nell’ottica di riuscire, quando saranno più grandi, a lavorare in equipe mettendo in relazione produttiva le proprie capacità con quelle di altri. Esistono ormai da tempo molti esempi che vanno in tale direzione nelle scuole. Su questa linea, si possono sviluppare gradatamente approcci all’apprendimento più cooperativi, situazioni in cui l’insegnante è insieme regista delle attività e coach di tutti gli alunni per fare in modo che l’impegno a casa avvenga su percorsi consigliati dall’insegnante, effettivamente gestibili dagli alunni, ma, soprattutto, liberamente scelti nel gruppo di pari secondo le necessità definite nel gruppo stesso e le possibilità che ciascun componente pensa di avere per dare il proprio contributo.

Per fare ciò è necessario che noi insegnanti rimettiamo in discussione il nostro sistema di insegnamento, con volontà e umiltà per il bene dei nostri ragazzi. Io ci provo e tu?