Buon 8 Marzo 2020

 di Meri Lolini
Carissime anche quest’anno siamo a festeggiare la nostra realtà di essere donne come figlie, madri, compagne o mogli ed anche nonne.

I nostri ruoli sono molteplici e non dobbiamo mai dimenticare anche che siamo studenti ma anche lavoratrici ed infine pensionate.

Meri Lolini
Meri Lolini

Vorrei portare l’attenzione su queste ultime realtà e riflettere così su alcuni dati e sulla legislazione vigente che è stata redatta ai fini di tutelare il nostro lavoro e garantire la parità di genere.

Secondo il Gender Gap Report 2019 realizzato dall’Osservatorio JobPricing con Spring Professional, a parità di lavoro con un collega uomo, in Italia è come se una donna cominciasse a guadagnare dalla seconda metà di febbraio: dal 2016 al 2018 la differenza retributiva è sì diminuita del 2,7%, ma resta comunque ampio il gap che è di 2.700 euro lordi pari al 10% in più a favore degli uomini.

Questi valori, secondo Eurostat, ci posizionano al 17° posto su 24 paesi per ampiezza del Gender Pay Gap nel settore privato.

L’articolo 37 della Costituzione recita:”  La donna lavoratrice ha gli stessi diritti e, a parità di lavoro, le stesse retribuzioni che spettano al lavoratore.

Le condizioni di lavoro devono consentire l’adempimento della sua essenziale funzione familiare e assicurare alla madre e al bambino una speciale adeguata protezione.” E’solo nel 1977 con la legge n.903 che si può parlare di parità di trattamento tra uomo e donna in materia di lavoro.

Negli anni Novanta sono seguite importanti norme sulle pari opportunità, fino alla legge n.53 del 2000 sui congedi parentali che riconosce anche ai padri una responsabilità sulla cura dei figli. La battaglia per il riconoscimento dei diritti delle lavoratrici non è finita. Essa si combatte fuori e dentro il Parlamento, attraversa la famiglia e la Scuola.

Oggi le donne che ricoprono ruoli di management nelle grandi aziende sono solo il 13% a dimostrazione di quanto sia ancora diffuso il fenomeno del Glass Ceiling ovvero del tetto invisibile che impedisce alle donne l’accesso ai massimi livelli nelle diverse carriere.

Il riconoscimento reale della parità lavorativa delle donne non è solo una battaglia di civiltà e giustizia ma, come la storia ci insegna, anche la decisiva messa a frutto di un potenziale professionale necessario allo sviluppo economico di un Paese.

Noi donne studiamo ed andando a vedere come e che cosa preferiamo vediamo che in  ambito delle lauree tecnico-scientifiche – scienze, tecnologia, ingegneria, matematica – (STEM).

La percentuale di questi percorsi formativi è del 26,5% e la componente maschile è del 59,0%.

Tra i laureati non STEM prevalgono le donne, quasi due su tre.

Tra i laureati STEM la componente maschile è elevata in particolare tra i gruppi ingegneria (74,0%) e scientifico (68,4%), mentre si osserva un’inversione di tendenza nei gruppi geo-biologico, chimico-farmaceutico e architettura, dove sono le donne a prevalere.

Le donne costituiscono il 40% del totale del personale docente e ricercatore, con delle differenze tra i vari livelli della carriera accademica.

Sono oltre il 50% del totale dei titolari di assegni di ricerca, la loro presenza si riduce mano a mano che si avanza nella scala gerarchica fino a raggiungere il 21% tra i professori ordinari.

Proprio leggendo questi dati statistici è doveroso rifarsi alle pari opportunità, che sono un principio giuridico inteso come l’assenza di ostacoli alla partecipazione economica, politica e sociale di un qualsiasi individuo per ragioni connesse al genere, religione e convinzioni personali, razza e origine etnica, disabilità, età, orientamento sessuale o politico.

La capacità di scelta è garantita dall’istruzione della persona e quindi è sempre più necessario leggere e studiare.

Concludo augurando un buon lavoro al  Ministero delle Pari Opportunità e della famiglia ed a tutte le donne di impegnarsi sia nello studio che nella loro attività lavorative per il progresso condiviso di  tutta la società.