Attenti all’Osteoporosi! Manteniamo le ossa in salute.

di Andrea Frullini

Pensando alle ossa è facile immaginarle come parti statiche che non mutano, e invece è esattamente il contrario. Le ossa si rinnovano di continuo, seguendo di pari passo l’evoluzione dell’organismo. Passano da un periodo, per così dire, rigoglioso durante gli anni giovanili (la fase di sviluppo osseo), alla maturità (fase di consolidamento) e infine a un declino durante gli anni della vecchiaia (fase di riassorbimento).

Un osso è fondamentalmente costituito da una superficie esterna, dura e compatta, che riveste un tessuto più leggero e spugnoso.

Le ossa sono classificate in base alla loro forma: abbiamo così quelle lunghe, piatte, corte, rotonde e irregolari. L’80% delle ossa è costituito dalla parte compatta, mentre il restante 20% è la parte spugnosa. L’osso, grazie a questa composizione risulta leggero e robusto allo stesso tempo; le due diverse strutture, quella compatta composta di piccoli cilindri di tessuto osseo (osteoni) e quella spugnosa formata da lamine intrecciate (trabecole) forniscono elevate resistenze alle torsioni e alle pressioni.

La parte più compatta di un osso, quella costituita dagli osteoni, si presenta come tanti cilindri accostati l’uno all’altro. Ognuno di questi cilindri è dotato di un canale, dove risiede un vaso sanguigno. Attorno a questo canale sono presenti due tipi di cellule, dette osteoclasti e osteoblasti. Le prime rimuovono il tessuto osseo vecchio mentre le seconde costruiscono il quello nuovo, il lavoro in sinergia tra questi due tipi di cellule e chiamato rimodellamento osseo. Com’è facile intuire, grazie a questo “rinnovamento” il tessuto osseo non più funzionale è sostituito con un tessuto nuovo, dalle caratteristiche più performanti, mantenendo le ossa efficienti e giovani.

Sfortunatamente, andando avanti con l’età, questo processo di rimodellamento diventa pian piano meno efficiente; quindi l’azione degli osteoclasti, quelli che demoliscono, tende a essere superiore rispetto a quella degli osteoblasti, facendo risultare le ossa più fragili e leggere, predisponendole maggiormente al rischio di frattura. Questo fenomeno è molto accentuato nei primi anni dopo la menopausa, per il sesso femminile (a causa della minore produzione di estrogeni), mentre per il sesso maschile vi è un decadimento costante e lento.

Quando non c’è l’adeguato equilibrio tra costituzione di tessuto nuovo e riassorbimento di tessuto vecchio, s’incorre nella malattia dell’osteoporosi; questa patologia è caratterizzata da una diminuzione della massa ossea, con strutture più porose e meno compatte.

La cosa subdola di questa malattia è che si sviluppa osteoporosilentamente e in modo silenzioso, non dando alcun sintomo. Quando infine, a seguito di un trauma, spesso di lieve entità, s’incorre in una frattura cui seguono i dovuti accertamenti, solitamente si decreta di essere affetti da osteoporosi.

Le ossa che si fratturano più frequentemente a seguito di questa malattia sono le vertebre, il femore prossimale e il polso. Nei casi più acuti le vertebre possono fratturarsi spontaneamente, determinando, com’è facile immaginare, tutta una serie di complicanze all’apparato scheletrico vertebrale.

Purtroppo la donna, con la comparsa della menopausa, e quindi la riduzione di produzione di ormoni femminili (estrogeni) è più soggetta al fenomeno dell’osteoporosi; infatti, sono proprio gli estrogeni che contribuiscono a mantenere l’equilibrio tra attività osteoclastica e osteoblastica.

Altri fattori di rischio sono una predisposizione ereditaria, basso peso corporeo, abuso di alcol e caffè, scarsa attività fisica, fumo di tabacco, malattie ormonali (ipertiroidismo), una dieta povera di calcio e vitamina D e prolungata assunzione di medicinali a base di cortisone e anticoagulanti.

E’ intuitivo che prima s’interviene e meglio è, sia nel prevenire e sia nell’accertare se si è affetti da osteoporosi, cosi da controllarla e arrestarne la progressione. In concordanza con il medico curante potrà essere utile eseguire radiografie, in modo da individuare segni di osteopenia (ridotta consistenza dell’osso). Oppure si potrà ricorrere alla densitometria ossea che è l’esame di riferimento per la corretta diagnosi di questa malattia; esso stabilisce l’esatta quantità di grammi di calcio e di minerali presenti nel settore di osso esaminato.

Ancora, per completare la diagnosi e quindi approntare le più efficaci cure, potrà essere necessario eseguire esami del sangue, delle urine, ricorrere alla TAC o alla risonanza magnetica.

I sintomi che possono indicare la presenza di osteoporosi sono: dolori ossei persistenti ma non di forte entità, abbassamento dell’altezza dovuto allo schiacciamento dei corpi vertebrali, o nel caso più sfortunato frattura di un osso con dolore molto forte, in questo caso la malattia sarà già in stato avanzato.

Per prevenire questa malattia è necessaria un’adeguata assunzione di calcio e vitamina D. Le ossa sono costituite soprattutto di fosfato di calcio, e la vitamina D permette che il calcio introdotto con l’alimentazione possa essere assorbito e quindi essere disponibile per le ossa. Il fabbisogno giornaliero di calcio va dai 500-1500 milligrammi, a seconda dell’età.

E preferibile assumere il calcio con gli alimenti piuttosto che con gli integratori, perche nella forma alimentare il calcio è assorbito più facilmente dall’organismo. Alcol e caffè interferiscono con il corretto metabolismo del calcio, quindi è meglio limitarne l’uso. Se non si è intolleranti al lattosio o si seguono diete vegetariane/vegane il raggiungimento della giusta quantità di calcio giornaliero da assumere, è abbastanza facile.

A titolo di esempio 500 mg di calcio sono contenuti in ognuno di questi alimenti:

– 50 gr. di pecorino stagionato

– 5 arance

– 600 gr. di spinaci

– 200 gr. di mandorle

– 400 gr. di yogurt

– mezzo litro di latte vaccino

Si può integrare il calcio semplicemente bevendo acqua, infatti, molte acque minerali sono ricchissime di questo minerale, così come la maggior parte di quelle che scorrono nei rubinetti di casa.

Diverso è il discorso per la vitamina D, essa è presente negli alimenti di origine animale (pesci grassi, latticini e uova) e in quelli vegetali. Purtroppo le quantità presenti non sono così apprezzabili, quindi è bene ricorrere a una corretta esposizione solare, perche l’80-90% della vitamina D presente nel nostro organismo deriva proprio da questa pratica. Fornire indicazioni precise sulla durata dell’esposizione è molto difficile, perché molti sono i fattori che possono influenzare la sua correttezza (il tipo di fototipo, il periodo dell’anno, l’altitudine ecc).

In linea generale da aprile a settembre 15-30 minuti, due volte la settimana, in orario tra le 10 e le 15, dovrebbero essere sufficienti per una corretta sintesi della vitamina D.

E’ bene ribadire quanto una corretta attività fisica costante, contribuisca a stimolare il metabolismo e quindi a ridurre il rischio di osteoporosi, per contro la sedentarietà la favorisce. Basta camminare mezz’ora al giorno con passo svelto, imporsi di rinunciare qualche volta all’ascensore, parcheggiare l’auto un pochino più lontano e così via.

Molto importante per prevenire l’osteoporosi è anche mantenere il proprio peso forma, che va stabilito con l’aiuto del proprio medico curante, obesità o stati di sottopeso favoriscono questa malattia.

Per quanto riguarda il fumo e l’alcol sono due elementi che contribuiscono a favorire l’insorgere di osteoporosi. La loro azione è quasi simile, entrambi riducono l’assorbimento di calcio, bloccano gli osteoblasti (le cellule che costruiscono il tessuto nuovo), favoriscono gli osteoclasti e riducono la produzione di ormoni (estrogeni e testosterone).

Se per l’alcol si può parlare di un uso moderato, intorno alle due unità alcoliche al giorno (un’unità corrisponde a 12 grammi di alcol, un bicchiere di vino rosso o una birra media per intenderci), per il fumo è meglio pensare di eliminarlo totalmente, poiché riduce anche la circolazione di sangue all’interno dell’osso, danneggiandolo direttamente.