Si formeranno a Torino i prossimi “Monuments men” dell’Onu

di Gianluca Ruffino

La task force, nata su input italiano, si occuperà della difesa del patrimonio culturale mondiale dalle guerre

Monuments-MenLa cerimonia che ha certificato la nascita della nuova unità operativa di “Monuments men” (citando un famoso film del 2014 tratto da una storia vera) dell’Onu ha avuto luogo questo martedì a Roma. Alla cerimonia hanno partecipato il direttore generale dell’Unesco Irina Bokova, i ministri dei Beni culturali Dario Franceschini, degli Esteri Paolo Gentiloni, della Difesa Roberta Pinotti e dell’Istruzione Stefania Giannini, oltre al comandante dei Carabinieri Tullio Del Sette. Ma alla cerimonia di nascita della nuova task force culturale dell’Onu era presente anche il sindaco di Torino Piero Fassino; questo perché i nuovi caschi blu della cultura verranno ad istruirsi e a formarsi proprio a Torino.

Torino ospita già il Campus delle Nazioni Unite, situato lungo le rive del fiume Po all’altezza di corso Unità d’Italia, all’interno del quale sono presenti il Centro Internazionale di Formazione dell’Organizzazione del Lavoro, lo Staff College e l’Unicri, l’agenzia Onu per la lotta alla criminalità. La nuova struttura che ospiterà i cosiddetti “Monuments men” verrà chiamata Itrech (International training and research center of economies of culture and world heritage) e avrà sede in questo importante polo torinese. Oltre alla città e ai ministeri, l’Itrech avrà come soci fondatori anche l’Università degli studi di Torino, il Politecnico, il Consorzio Venaria Reale, l’Ilo/Oit e il Centro studi Santagata.

L’unità operativa a difesa del patrimonio culturale mondiale, alla quale entreranno a far parte (in un primo momento) circa trenta carabinieri specializzati e altri trenta storici e studiosi d’arte dell’Istituto centrale del Restauro e dell’Opificio delle pietre dure di Firenze, si chiamerà “Unite for Heritage”. In futuro, potrebbero aggiungersi ai caschi blu della cultura anche i professori universitari che hanno offerto la propria disponibilità alla causa. Bisogna però dire che “Unite for Heritage” non entrerà direttamente in azione in zone di guerra, interverrà su specifica richiesta dell’Onu solo per verificare i danni al patrimonio culturale legati ad un conflitto, ma solo dopo la sua conclusione.